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Bologna (BO)
Conosciamo Bologna


Origini e storia di Bologna

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La zona di Bologna è abitata fin dal IX secolo AC, come risulta dagli scavi effettuati a partire da metà 800 nella vicina Villanova, frazione di Castenaso.
In questo periodo, e fino al VI secolo AC, l'insediamento appartenne alla fase indicata appunto come villanoviana ed è sparso in vari nuclei.

Nel VII-VI secolo AC abbiamo testimonianze di un'apertura ai modelli artistici della vicina Etruria: anche la composizione etnica della popolazione cambia, passando dagli umbri agli Etruschi che la battezzarono Felsina.

Successivamente (V-IV secolo AC), con la discesa dei Galli nella penisola gli Etruschi vennero progressivamente messi in minoranza, e il dominio gallico sulla zona durerà fino al 196 AC, anno in cui i Galli Boi vengono scacciati dai Romani. Nel 189 AC questi ultimi fondarono sul sito una colonia di diritto latino a cui diedero il nome di Bononia.

Sotto i Romani Bologna fu una città fiorente, con ventimila abitanti, imponenti costruzioni ed un vasto teatro.
Mantenne il suo prestigio nei secoli imperiali, ma dell'impero seguì il declino ed il suo perimetro si ridusse a poco a poco.
Nel V secolo della nostra era, al tempo di San Petronio vescovo, la città iniziò la sua rinascita sino a conoscere, nell'XI secolo, una nuova fase di prosperità.

Nel 1088 fu fondata a Bologna quella che è riconosciuta come la prima università del mondo occidentale (Alma mater studiorum).

Nel periodo medioevale, il borgo, si eresse in libero comune e raggiunse l'apice della sua potenza nel 1249 con la vittoriosa battaglia di Fossalta dove cadde prigioniero Re Enzo, figlio dell'Imperatore Federico II, trattenendolo prigioniero nella città sino alla morte.

Fu un secolo di riforme sociali: nel 1256 Bologna fu la prima città europea ad abolire la servitù della gleba. In quell'epoca fu ricostruita la cerchia delle mura e Bologna divenne uno dei dieci centri europei più popolosi, con uno sviluppo urbano pari a quello di Parigi.

Nel sec. XVI, dopo l'alternarsi di varie Signorie, la città entrò definitivamente nell'orbita dello Stato pontificio riuscendo a mantenere, però, le proprie antiche magistrature, prima fra tutte il senato e un proprio ambasciatore a Roma.

I secoli XVI e XVII furono il tempo in cui il volto di Bologna si fissò in quegli aspetti che ancora in gran parte conserva.
Nel 1563 si costruì l’Archiginnasio , nel 1564 si aprì la piazza del Nettuno con la relativa fontana, fra il 1565 e il 1568 si sistemò il lato orientale della piazza Maggiore con la facciata del palazzo dei Banchi.
Nel XVIII secolo, Bologna godette di un certo benessere alimentato dall'agricoltura e dalle industrie tessili; l'Università ritrovò l'antico splendore grazie alla fondazione dell'Istituto delle Scienze che fu allestito a Palazzo Poggi, grazie a Luigi Ferdinando Marsili.

Seconda città dopo Roma dello Stato pontificio, anche Bologna, nel XIX secolo, fu coinvolta nelle vicende storiche che cambiarono il volto dell Europa. Con l'arrivo di Napoleone, Bologna diventa prima capitale della Repubblica Cispadana e poi il secondo centro, dopo Milano, della repubblica Cisalpina.

Durante il periodo della Restaurazione, restituita alla Chiesa, Bologna partecipò attivamente ai moti risorgimentali, che terminarono nel 1848 con la cacciata degli austriaci e la definitiva rottura del cordone, che per secoli l'aveva tenuta legata al potere pontificio.

Nel 1859, accettò l'annessione al Piemonte ed entrò a far parte dell'Italia unita.

L'importanza economica di Bologna risale al XI secolo, quando diventò uno dei più importanti centri economici europei, non solo a causa dell'università ma anche per lo sviluppo dell'industria tessile (arte della lana).
Dotata di un sistema di approvvigionamento di energia idraulica che era tra i più avanzati del mondo, Bologna a partire dal XV secolo si specializzò nel setificio: i mulini da seta "alla bolognese" rappresentarono la più alta espressione della tecnologia europea sino al XVIII secolo.

A partire dal XVII secolo la città divenne famosa anche per l'industria alimentare e la culinaria.
Nel XIX secolo divenne centro di servizi per un'area essenzialmente agricola.

Nel 1889, con il nuovo piano regolatore, Bologna ebbe il nuovo assetto e nuovi palazzi e il volto cittadino assunse l’aspetto moderno di oggi.

Benché gravemente danneggiata durante la seconda guerra mondiale, Bologna è oggi una città ricca di arte e di storia, piacevole da visitare ed estremamente piena di cultura.

Nel suggestivo centro storico, uno dei meglio conservati d'Europa, si elevano antichi palazzi e chiese, ricchi di opere d'arte che testimoniano la rilevanza culturale che Bologna ebbe nel corso dei secoli.

Oggi, la città, vanta anche uno fra i più moderni Quartieri Fieristici, un efficiente Palazzo dei Congressi, strutture ricettive al passo con i tempi che sono di riferimento a numerose aziende industriali di primaria importanza nel settore della meccanica e della trasformazione agro-alimentare.

Una passeggiata lungo i quasi 40 Km di portici che caratterizzano le vie, permette di cogliere aspetti di vita ricca di umori, di seguire itinerari artistici parallelamente a quelli di shopping in prestigiose boutiques o presso piccoli o grandi mercati e di fare la conoscenza con una realtà multiforme, culturalmente ed economicamente inserita nell'Europa del XXI secolo.



Caratteristiche fisiche

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Bologna è una città con circa 400 mila abitanti situata al limite della Pianura Padana presso lo sbocco della valle del Reno dall'Appennino settentrionale.

Il suo territorio è in gran parte pianeggiante ma é circondato dai vicini colli che affiancano la città e che creano una cornice paesaggistica naturale notevole e che sono anche un polmone verde per la città stessa.
Il comune si suddivide amministrativamente in nove circoscrizioni di decentramento, a cui lo statuto attribuisce il nome di "quartieri": Borgo Panigale, San Donato, San Vitale, Sàvena, Navile, Porto, Saragozza, Santo Stefano, Reno.
Il quartiere Navile corrisponde a parte del quartiere Lame e ai quartieri Corticella e Bolognina della suddivisione amministrativa precedente alla revisione statutaria, il quartiere Saragozza corrisponde all'ex quartiere Costa-Saragozza, il quartiere Reno agli ex quartieri Barca e Santa Viola, il quartiere Porto agli ex quartieri Marconi e Saffi e a parte dell'ex quartiere Lame, il quartiere Savena agli ex quartieri San Ruffillo, Murri e Mazzini.



Monumenti

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Basilica San Petronio è la maggiore chiesa di Bologna, e una delle più grandi del mondo cattolico.
Su incarico del Consiglio dei Seicento, fu ideata da Antonio di Vincenzo e se ne cominciò la costruzione nel 1390.
La chiesa sarebbe stata dedicata a San Petronio, il santo protettore della città (che ne fu vescovo nel V secolo).
Sebbene incompiuta, la basilica è la quinta del mondo per dimensioni: lunga 132 metri, larga 58 metri, alta 45 metri nell'interno e 51 metri nella facciata, può contenere 28.000 persone.

A tutt'oggi la facciata risulta ancora incompleta nella parte alta; la parte inferiore risulta, invece, decorata di sculture nei portali, soprattutto nel Portale Maggiore.
Quest’ultimo è un capolavoro di Jacopo della Quercia, che vi lavorò per dodoci anni (dal 1426), decorando con 15 storie del Vecchio e del Nuovo Testamento e col magnifico gruppo scultoreo della Vergine col Bambino, S. Petronio e S. Ambrogio (quest'ultimo, eseguito dal Varignana).

L'enorme edificio è impostato secondo il gotico a tre navi coperte da volte cuspidate rette da dieci pilastri con alti capitelli fogliati.
Lo spazio, che si dilata sia verticalmente sia orizzontalmente attraverso la serie di cappelle laterali, è esaltato dalla luce e dal cromatico dell'intonaco di rivestimento su cui spiccano, rossi, i costoloni e le cornici degli archi.
Nel marmo rosso di Verona del pavimento, che è del 1858, vi sono alcune ammoniti, conchiglie fossili che risalgono a circa 60 milioni di anni fa: ce n’è una piccola presso il primo pilone a sinistra ed una grande sotto la penultima arcata laterale sinistra.
Sull’ altare maggiore si leva la grandiosa tribuna, progetta dal Vignola ( Jacopo Barozzi, 1547-48 ), con cupola realizzata a posteriori da Francesco Martini.

Nella chiesa è possibile ammirare anche una Meridiana costruita nel 1655 su progetto dell'astronomo Giovanni Domenico Cassini: i suoi 66,8 m di lunghezza ne fanno la più lunga linea meridiana al mondo. La basilica fu trasferita alla diocesi nel 1929 e fu consacrata solo nel 1954 e solo dal 2000 conserva le reliquie del santo patrono.

La chiesa di San domenico risale al XIII secolo, e fu costruita dai Domenicani accanto al convento dove morì il fondatore dell'ordine (1221).
La storia del santuario comincia nel 1218, quando Domenico Guzmàn (1170-1221), proveniente da Calaruega di Castiglia, passa per Bologna, rimane abbagliato dall’efficienza dell’Ateneo e decide che qui nascerà il suo ordine, il più severo contro ogni deviazionismo eretico.

Ma non potrà mai vedere compiuta la sua opera, perché muore il 6 agosto 1221.
La chiesa fu iniziata nell’anno della morte del santo, e portata a termine attorno al 1233. Tra il 1728 e il 1732 Carlo Francesco Dotti ( l’architetto del Santuario della Madonna di S. Luca) ridusse il tempio alle forme attuali.
L'esterno è molto semplice, mentre l'interno, a tre navate, è riccamente adornato.

Nella navata maggiore si possono ammirare 10 grandi affreschi, nelle cappelle laterali altri affreschi, fra cui quello di San Tommaso, realizzato dal Guercino.
Nella navata di destra si apre la cappella di San Domenico, nella quale è custodita la marmorea Arca di S. Domenico, uno dei più prestigiosi monumenti del duecento, opera di Nicolò Pisano, alcune delle statue che ornano l'arca (l'angelo portacendelabro a destra, San Petronio e San Procolo, sono invece di Michelangelo.

La Cattedrale di S. Pietro, sede arcivescovile e centro spirituale di Bologna, fu Eretta probabilmente nell’anno 910, ma distrutta da un incendio nel 1131 fu riedificata alla metà del secolo stesso con l'aggiunta del campanile compiuto da mastro Alberto.
La chiesa attuale fu iniziata nel 1605 su disegno del Magenta.
La facciata fu ricostruita nel 1743 su disegno del Torreggiani e modificata nel 1776 dal Tadolini. ).
I leoni che decoravano la Porta dei Leoni, risalente al XII secolo e che dava sull’attuale via Altabella, oggi sorreggono le acquasantiere. Il campanile romanico fu completato con la cupola nel 1426.
La cappella maggiore fu eretta da Domenico Tibaldi nel 1575, che riformò anche la cripta sottostante, dove sono conservate alcune reliquie dei Santi Vitale e Agricola e un gruppo in terracotta di Alfonso Lombardi che ha molti punti di contatto con il Compianto di Nicolò dell’Arca.

La Basilica di S.Stefano è conosciuta a Bologna come Basilica delle sette chiese e si articola in una serie di edifici sacri (chiese, cappelle e monastero) davanti ai quali si apre la splendida piazza triangolare, chiusa al traffico e recentemente riportata al suo aspetto antico, con la pavimentazione a ciottoli che discende verso la facciata della chiesa principale, detta del Crocifisso.

Del complesso originario delle Sette Chiese, ne sono rimaste solo quattro:
La Chiesa dei Santi Vitale e Agricola, fu la prima ad essere eretta, pare nel V secolo.
Nonostante le modifiche e i restauri succedutisi nel tempo, la visita a questo monumento della cristianità infonde ancora oggi una profonda suggestione.
La Chiesa del S. Sepolcro (o Chiesa del Calvario), fu eretta sul sito dell’antico tempio di Iside tra l’XI e il XII secolo.
È collegata da passaggi interni a la chiesa del Crocefisso e a quella dei SS. Vitale e Agricola.
La Chiesa della Trinità, a due navate trasversali, del secolo XIII, è quella che più delle altre ha subito gli assalti ( e spesso gli affronti ) di molti restauri.
L’arcata a destra introduce al Chiostro (del secolo XI-XII), che è una delle più belle opere romaniche dell’Emilia, nonché una vera oasi di pace (anche per i visitatori).

Della Chiesa del Crocifisso restano i muri romanici e la cripta, eretta nel 1119, che custodisce le reliquie dei Protomartiri bolognesi Vitale e Agricola.

Sopra la cripta fu fatto un tentativo di rimodernare la chiesa con la costruzione della cappella maggiore, pur bella all’interno, ma di pessimo effetto all’esterno. Il campanile fu aggiunto al complesso con l’arrivo dei Benedettini nel X secolo.

La Basilica di San Bartolomeo e Gaetano sorge nel luogo dove gi alla fine del 200 sorgeva un monastero cluniacense.
Nel 1516 si intraprese la costruzione della nuova chiesa. L’edificio attuale fu costruito a metà del Seicento dai padri Teatini (1653-84).
L’interno della chiesa, a tre navate, è una vera galleria di opere d’arte, tra cui spicca una dolcissima Madonna col Bambino, eseguita su tela ovale da Guido Reni.

Le due Torri: Garisenda e degli Asinelli
Le torri gentilizie di origine medioevale sono uno dei tratti più caratteristici della città di Bologna. Costruite intorno al 1200, le Due Torri sono diventate il simbolo di Bologna.
Le due torri (simbolo della città), entrambi pendenti, sono situate all'incorcio tra le vie che portavano alle cinque porte dell'antica cerchia di mura "dei torresotti".

La Garisenda fu costruita dai Garisendi all'inizio del II secolo.
La Garisenda oggi è alta 48 m ed ha uno strapiombo di 3,2 m, ma inizialmente era alta circa 60 m e fu mozzata nel XIV secolo a causa di un cedimento del terreno che la rese obliqua e pericolante.
A partire dal quattrocento la torre fu acquistata dall'Arte dei Drappieri, che ne diventò poi l'unica proprietaria fino alla fine dell'Ottocento quando divenne proprietà comunale.

La Torre degli Asinelli fu costruita dalla nobile famiglia degli Asinelli tra il 1109 e 1119. Alta 97,20 m presenta uno strapiombo di 2,23 metri e una scalinata interna di 498 gradini terminata nel 1684.
Il basamento è circondato da una 'rocchetta' realizzata nel 1488 per ospitare i soldati di guardia.
E' inclinata di 2,23 metri in direzione di via Rizzoli e questo contribuisce al caratteristico aspetto delle due torri, in quanto la Garisenda è inclinata dalla parte opposta.
Oggi sotto il portico sono state ricollocate alcune botteghe di artigianato a ricordo della funzione commerciale svolta dal medievale 'mercato di mezzo'.

Il Palazzo Bentivoglio e Teatro Comunale, sorse sulle rovine di un sontuoso palazzo dei Bentivoglio, il Teatro Comunale si affaccia su Piazza Verdi, in piena zona universitaria.
L’interno, progettato e costruito negli anni 1756-63 da Antonio Galli, detto il Bibiena, subì poi molte variazioni che ne prolungarono la costruzione.
L'inaugurazione avviene nel 1763 con l'opera inedita 'Il Trionfo di Clelia' di Metastasio con musiche di Gluck e scenografie dello stesso Bibiena.
Una completa ristrutturazione dei camerini, del palcoscenico e dell'apparato teatrale viene condotta tra 1818 e 1820 dall'architetto comunale Giuseppe Tubertini.
Nel settimo decennio dello stesso secolo il soffitto della platea viene ridipinto da Luigi Busi e Luigi Samoggia mentre Coriolano Monti si occupa del rifacimento della facciata posteriore. Quella principale viene completata invece solo nel 1935-6 da Umberto Ricci con una terrazza tuttora praticabile.
Numerose opere di Rossini vi vengono rappresentate e nel 1850 Giuseppe Verdi in persona, cui è dedicata la piazza antistante al teatro, vi dirige la prima di Luisa Miller riscuotendo un successo trionfale.

Il Palazzo dell'Archiginnasio fu costruito fra il 1562 ed il 1563 per volere del Legato pontificio di Bologna, il cardinale Carlo Borromeo e del Vicelegato Pier Donato Cesi, su progetto dell'architetto bolognese Antonio Morandi detto Terribilia come sede per le scuole dello Studio Universitario.
Fino al 1803 fu sede dell'Università e dal 1838 ospita la Biblioteca Civica detta appunto “dell’Archiginnasio".
Con i suoi 600.000 volumi, oltre a migliaia di incunaboli, manoscritti, incisioni e disegni, rappresenta la maggiore biblioteca comunale d’Italia.

Il palazzo presenta all'esterno un lungo portico (139 metri) di trenta archi con colonne di macigno e si articola in due piani attorno ad un cortile centrale a doppio ordine di logge; due ampi scaloni conducono al piano superiore che presenta dieci aule scolastiche e due aule magne, una per gli Artisti e una per i Legisti.
Le pareti delle sale, le volte degli scaloni e dei loggiati sono fittamente decorate da iscrizioni e monumenti celebrativi dei maestri dello Studio e da migliaia di stemmi e di nomi di studenti.

Interessante la caratteristica pavimentazione a scacchiera che si trova nel loggiato inferiore e ripresa anche negli interni.
Molto interessante è lo splendido Teatro Anatomico in legno intagliato, costruito da Antonio Levante nel 1637, dove un tempo si eseguivano le autopsie ad uso didattico e dove si può tuttora notare l’angusta finestrella da cui l’incaricato dell’Inquisitore controllava l’ortodossia delle lezioni.

La fontana del Nettuno è una fontana monumentale che si trova a Bologna in piazza Nettuno (adiacente Piazza Maggiore).
La costruzione della fontana monumentale fu voluta dal Cardinale Legato di Bologna Carlo Borromeo, con l'aiuto del vescovo Pier Donato Celsi, allo scopo di risistemare e dare lustro all'area di Piazza Maggiore.

L'opera fu progettata dall'architetto e pittore palermitano Tommaso Laureti nel 1563 e venne sormontata dalla imponente statua in bronzo del dio Nettuno dello scultore fiammingo manierista Jean de Boulogne da Douai, detto il Giambologna.
La struttura della base si sviluppa su tre gradini, al di sopra dei quali è posta una vasca in macigno ricoperto da marmo di Verona.
Al centro della vasca si trova il piedistallo, decorato con figure in bronzo derivate dall'iconografia marina ed emblemi pontifici.
Su questa base è posto il Nettuno, concepito in una postura serpentinata, che fu un caposaldo della scultura manierista. Nel Seicento furono aggiunte quattro vasche angolari e una balaustra, elementi rimossi nel tardo Ottocento.
Per la costruzione della fontana e per assicurarle una bella vista fu abbattuto l' isolato adiacente e la spesa fu ripartita tra le case e le botteghe vicine.

Il Palazzo Comunale fu costruito a partire dal 1287.
Nacque come Palazzo delle Biade e divenne sfarzosa dimora del Legato Pontificio.
Viene chiamato anche Palazzo d'Accursio perchè all'inizio fu l'abitazione di Francesco Accursio, giurista e maestro di diritto nello Studio Bolognese.
La struttura è severa, in stile tardo-romanico, a due piani sopra un portico, a grandi arcate ogivali, che corre lungo tutta la facciata, che risale al 1425c. su disegno di Fioravante Fioravanti.
All’interno resto inglobata una torre dei Lambertazzi (fautori dell’imperatore) che è l’attuale torre dell’orologio.
La Madonna (di Piazza) con Bambino di Nicolò dell’Arca, datata 1478, è una bellissima terracotta “appesa” nella parte alta della facciata.
Il portale d’ingresso fu disegnato nel 1555 da Galeazzo Alessi e compiuto nella parte superiore da Domenico Tibaldi.
Sopra di esso, troneggia la statua bronzea di papa Gregorio XIII, il pontefice bolognese che riformò il calendario, perciò detto “gregoriano”.
Sulla destra della facciata, in basso, troviamo le antiche misure bolognesi, che servivano in caso di contestazione, al tempo in cui, nella piazza antistante, si faceva il mercato, usanza che durò fino al 1877, quando lo si trasferì in piazza VIII Agosto, dove continua tuttora.

Il Palazzo è attualmente la sede del municipio e al suo interno vengono conservate le memorie delle vicende storiche e politiche della città.
Il primo piano è oggi l'attuale Sala del Consiglio Comunale affrescata tra il 1675 e il 1677 da Angelo Michele Colonna e Gioacchino Pizzoli.

Al secondo piano si trova la Sala Farnese, con la statua di Alessandro VII Chigi ( opera seicentesca di Dorastante d’Osio), sormontata da affreschi della stessa epoca.
Vi sono esposte 214 opere donate dalla famiglia del pittore al comune.
Inoltre sempre all'interno del Palazzo è stato allestito il più importante Museo Morandi.

Il Palazzo del Podestà: costruito agli inizi del XIII secolo, fu la prima sede del governo cittadino nella persona del Podestà, la più importante autorità del Comune.
Sotto le volte del portico si radunavano mercanti e artigiani mentre al primo piano c'erano gli uffici dei notai.
Fin dall'inizio disponeva di una torre campanaria detta dell'arengo per chiamare a raccolta i cittadini in caso di eventi straordinari (assemblee, guerre..).
Originariamente doveva però trattarsi di una costruzione lignea che fu sostituita nel 1259 dall'odierna torre quadrangolare in cotto realizzata da Alberto di S. Pietro, l'architetto che aveva già realizzato la torre della cattedrale S. Pietro appunto.

I quattro pilastri angolari che sostengono la torre formano una volta a crociera detto 'Voltone del Podestà' in cui nel 1525 furono poste le statue in terracotta dei santi protettori della città plasmate da Alfonso Lombardi: S. Petronio, S. Procolo, S. Domenico e S. Francesco.
Il voltone è protagonista di un particolare fenomeno: i visitatori possono parlare tra di loro, anche a bassa voce, dagli angoli opposti del voltone.

Il Palazzo Re Enzo, denominato 'palazzo nuovo' per distinguerlo dal palazzo del Podestà, viene costruito tra 1244-46 (contemporaneamente al palazzo del capitano del popolo) come ampliamento degli edifici comunali.
Appena tre anni più tardi diviene la 'residenza' del re prigioniero della battaglia di Fossalta: re Enzo di Sardegna, figlio di Federico II appunto.
Dal punto di vista architettonico il palazzo subì delle modifiche per mano di Antonio di Vincenzo alla fine del Trecento e per opera del Dotti nel Settecento.
Con una scala coperta si accede al loggiato del primo piano dove si tenevano le sedute dei consigli popolari.
La Sala del Trecento, realizzata da Antonio di Vincenzo nel 1386, viene successivamente adibita ad archivio comunale, mentre l'ultimo piano subisce una vasta opera di ristrutturazione nel 1771 con G. G. Dotti.
Consistenti furono nel caso del palazzo Re Enzo i restauri condotti nel 1905 da Alfonso Rubbiani che mira a ripristinare l'aspetto gotico dell'edificio a discapito degli interventi successivi, come per es. quelli del Dotti.
Sulla base delle tracce trovate e delle fonti rinnova la facciata, ricostruisce le merlature, le arcate del pianterreno e la scala quattrocentesca. Sulla destra del palazzo è situato l'accesso alla cappella di S. Maria dei Carcerati cui si recavano i condannati a morte.

Oggi tra le sue spesse mura ha trovato sede una della maggiori strutture congressuali della città, estendendosi su oltre 2500 mq, in grado di ospitare qualsiasi manifestazione.
La multifunzionalità della struttura permette di creare sino a tre sale riunioni in contemporanea, con una superficie di 830 mq nella sala principale e di 430 mq nelle due sale minori;
oppure di disporre di aree per l’organizzazione di mostre ed esposizioni o di eventi conviviali su una superficie complessiva di 1.700 mq.

A seconda delle diverse esigenze le aree possono essere variamente combinate ed integrate tra loro, garantendo la disponibilità degli spazi di servizio necessari: area ristorazione, uffici, guardaroba, ecc.

Il Palazzo dei Notai costruito nel 1381 dalla società dei Notai allo scopo di farne la propria sede. In realtà il Palazzo venne costruito in due momenti differenti: la parte che si affaccia alla Basilica di San Petronio risale appunto al 1381; quella che si affaccia a Palazzo d'Accursio risale al 1437 circa.
Vi lavorarono architetti come Antonio di Vincenzo, Lorenzo da Bagnomarino e Bartolomeo Fieravanti. Venne rifatto nel 1442 e subì successive ristrutturazioni fino a quella definitiva di Alfonso Rubbiani, nel 1908, che ci aggiunse per conto suo il francobollo, cioè lo stemma dei notai con tre calamai e una penna.

Il bel Palazzo Davia Bargellini costruito nel 1638-58 dall'architetto Bartolomeo Provaglia, è caratterizzato dalla presenza sulla facciata di due grossi telamoni detti i Giganti, scolpiti nel 1658 da Gabriello Brunelli e Francesco Agnesini.
L'atrio, in forma di cortile colonnato introduce allo scalone realizzato nel 1730 su disegno di vari architetti: Torreggiani, Dotti e Conti.

Il monumentale scalone a due rampe di questo palazzo seicentesco fu ideato dal Dotti nel 1720 e realizzato dieci anni dopo da Alfonso Torreggiani. Sempre all’interno del palazzo sono anche ospitati il Museo civico d’arte industriale e la Galleria Davia Bargellini.

Il Palazzo Poggi,costruito nel 1549 come residenza cardinalizia subì a partire dal 1711 una serie di interventi architettonici resi necessari dalla nuova destinazione dell'edificio in sede dell'Istituto delle Scienze.
Il palazzo deve il suo nome all’uomo che ne volle la costruzione: il Card. Giovanni Poggi (+1556), che si fece pure erigere la bella cappella a destra all’interno di S.Giacomo, dove, appunto, è sepolto.

All'interno è decorato con gli affreschi di Pellegrino Tibaldi, il quale secondo alcuni fu il progettista del Palazzo (secondo altri fu Bartolomeo Triachini).
Al pianterreno un'aula è stata dedicata al poeta Giosuè Carducci, , e sempre a piano terra è situata la Sala dell'Ercole in cui è presente la statua dell'eroe mitologico scolpita da Angelo Piò nel 1730.

Fu inoltre costruita la torre atta ad ospitare la Specola, uno dei più importanti osservatori astronomici europei del XVIII secolo (oggi Museo della Specola).
Nel Settecento fu affiancata al fianco nord del Palazzo, la monumentale Aula Magna dell'Istituto inaugurata nel 1756.
Nel 1930 fu ampliato con due corpi laterali ispirati a quello centrale cinquecentesco, che contribuiscono a dare l'impressione di un fronte continuo lungo la storica via Zamboni.
Da vedere la superba Aula Magna ( la sala di lettura della biblioteca), costruita da Carlo Francesco Dotti nel 1756 per ordine di Benedetto XV, custodisce i preziosi volumi in stupende scaffalature di noce, opera di Carlo dal Pozzo (1755). Interessante è anche la Biblioteca Universitaria che vanta 900.000 volumi, oltre a un’innumerevole serie di codici, incunaboli, stampe, disegni e manoscritti.

Casa Carducci
L’ edificio fu una chiesetta di S. Maria della Pietà o del Piombo che venne soppressa alla fine del 1700 e passò a diversi proprietari fino a Carducci (1835-1907) che vi abitò dal 1890 alla morte, avvenuta nel 1907.
L'appartamento del poeta posto al primo piano, conserva di lui gli effetti personali, quindi i cimeli, i ritratti, la mobilia, la toga accademica... così come li lasciò prima di spirare.
Notevole è la Biblioteca personale del poeta, contiene circa 40.000 volumi, migliaia di lettere inviategli da uomini illustri, un centinaio di autografi e un'ampia sezione dedicata alla letteratura carducciana. E per chi volesse approfittarne, nello stesso edificio, al piano terra, si trova il Museo del I e II Risorgimento.

Casa Isolani è uno dei rari esempi superstiti delle costruzioni civili del secolo XIII°.
Caratteristico l'alto porticato sorretto da colonne lignee, di stile romantico-gotico.
Antichi sono la bifora mediana, gli archi delle botteghe della porta e delle finestre dell’ammezzato.
L'ultimo restauro risale al 1877, anno in cui nel soffitto del porticato vennero conficcate tre frecce.
E’ recente il collegamento con le case Isolani di Piazza Santo Stefano attraverso la “Corte Isolani” summenzionata che ha recuperato angoli e particolari pittoreschi.

Casa Rossini
Il famoso compositore si fece costruire questa casa negli anni 1824-27.
Egli soggiornò a lungo a Bologna e vi si sposò due volte: la prima, nel 1822, con la cantante spagnola Isabella Colbra e la seconda, nel 1846, con Olimpia Pellissier.
Deluso dalle invidie, emigrò a Parigi.
Sulla facciata della casa sono incisi emblemi musicali e un distico latino che dice: “Non domo dominus sed domino domus” ( i.e. non è il padrone che deve inorgoglirsi della casa, ma la casa del padrone).
Sul muro della vicina Piazzatta S. Michele è scritto: “Obliquitur numeris septem discrimina vocum inter odoratum lauri nemus” (i.e. accompagna i versi con le sette note musicali in mezzo ad un profumato boschetto di alloro).

La Torre dell’Arengo non gentilizia ma Comunale è del 1212 ( restaurata nel 1884) alta da terra m.47, fu fondata audacemente sull’incrocio di due strade.
Stilisticamente presenta un tipico aspetto quattrocentesco di stile gotico.
Custodisce la famosa campana di 47 quintali., fu innalzata nel 1453 da Aristotele Fiorvianti e suona solo in occasione di importanti avvenimenti cittadini.
La torre poggia sulla volta a crociera del volone del podestà: alla base di ciascuno dei quattro pilastri, che sorrehhono il voltone, sono state scolpite dal lombardi le statue in terracotta dei quattro Patroni di Bologna: S. Petronio, S.Procolo, S. Francesco d’Assisi e San Domenico.
Accanto c’è una campana più piccola seicentesca del tempo di papa Innocenzo X° (1644-1655).
Legato a queste statue, c’è un curioso fenomeno acustico: mettendo il naso all’angolo sotto due statue alternate, due persone possono confabulare tra loro.
 



Musei

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Il Museo Civico Archeologico di Bologna è situato in pieno centro, all'interno di Palazzo Galvani che costeggia Piazza Maggiore e la chiesa di San Petronio.
Costituito nel 1881, il museo è diviso in varie sezioni con raccolte di reperti che vanno dalla preistoria all'età greca e romana.
Ospita collezioni di oggetti etruschi (sezione molto ampia), greci e romani e una collezione di numismatica. La sezione egizia e' una delle più importanti d'Europa, comprende la preziosa collezione di Pelagio Palagi (circa 3000 oggetti), le collezioni dell'Università e altre. Si segnalano i cinque rilievi della tomba di Horemheb.

Il Museo Civico Medioevale di Bologna ha sede a Palazzo Ghisilardi posto in via Manzoni 4 (già via voltone dei Ghisilieri).
Il museo è composto dal cortile, dal pianoterra, dal sotterraneo e dal primo piano; in questo piano si trovano le stanze del palazzo Fava affrescate dei Carracci.
All’interno del museo si possono apprezzare opere di produzione longobarda (croce in lamina d’oro), un acquamanile in bronzo di origine sassone, una statua in rame di Bonifacio VIII e una raccolta di codici e libri che testimonia della tradizione bolognese nella miniatura.
Di particolare interesse una collezione di avori e vetri (produzione muranese del XV-XVI sec.), e un piviale ricamato del '300.
L'arte del '400 e '500 è testimoniata dalle opere di Jacopo della Quercia, Francesco del Cossa e del Giambologna. Il percorso termina con una raccolta di armi, in particolare si segnala un'armatura da torneo del XVI secolo.

Il Museo di anatomia umana è uno dei più affascinanti tra i piccoli musei della città. Inizialmente istituito nel 1742 come laboratorio di anatomia, divenne poi museo nel 1907; ora vi si trova una collezione di visceri in cera.
Il Museo ospita le settecentesche cere anatomiche appartenute all'Istituto delle Scienze tra cui la collezione di Ercole Lelli, quella dei coniugi bolognesi. Giovanni ed Anna Manzolini ed alcune opere del famoso ceroplasta fiorentino Clemente Susini.
La collezione del Lelli comprende otto statue a grandezza naturale, fra cui due nudi, uno di sesso maschile (Adamo) ed uno femminile (Eva), due scheletri, quattro statue miologiche che, a partire dallo Scorticato, mostrano via via gli strati muscolari più profondi, oltre ad una serie di tavole di particolari miologici ed osteologici.
Questi oggetti, essendo stati scolpiti uno ad uno, e non riprodotti in calchi di gesso, hanno anche un valore artistico, oltre che scientifico.

Il Museo di Astronomia ha sede in alcuni locali della settecentesca Torre Astronomica, sede dell'Università, dalla quale si effettuavano le osservazioni astronomiche: la Sala Meridiana, la Sala della Torretta e la recente Sala dei Globi. il Museo di Astronomia conserva gran parte degli strumenti utilizzati dagli astronomi bolognesi dal 1704 al 1800, che testimoniano l'evolversi della ricerca nel periodo cruciale per la definizione della moderna struttura dell'Universo.

La Pinacoteca Nazionale di Bologna è un museo italiano sito in via delle Belle Arti 56 nell'ex noviziato gesuita di Sant'Ignazio al quartiere universitario, nello stesso edificio storico che ospita l’Accademia di Belle Arti.

Il museo arricchito con lasciti e donazioni, vanta una ricchissima collezione di maestri primitivi, del Rinascimento e del barocco bolognese, anche se sono ben rappresentati gli altri periodi.
La raccolta è molto importante soprattutto per la conoscenza della pittura bolognese dal sec. XIV al XVIII.
La sezione del Barocco annovera poi quasi tutti i protagonisti del Seicento Italiano da Agostino, Ludovico e Annibale Carracci, al Guercino e Domenichino, fino alle stupende tele del "divino" Guido Reni.
 



Gastronomia

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Bologna, giustamente soprannominata "La Grassa" è una terra giustamente rinomata per la qualità della sua cucina e dei suoi prodotti alimentari.
Particolarmente conosciuti e amati sono alcuni primi piatti, tra cui emergono tortellini, i tortelloni con ricotta e le tagliatelle al ragù.
Altri noti piatti sono le lasagne verdi, le cotolette alla bolognese, il fritto misto, il pan speziale, la spongata, la torta di riso, ecc.
Alcuni dei prodotti che spiccano nella tradizione culinaria di "Bologna la Grassa" sono: La Mortadella, costituita da una miscela di carni di suino ottenute da muscolatura striata appartenente alla carcassa, ridotta a grana fine con il tritacarne, lardelli di grasso suino di gola cubettato, sale, pepe intero e/o in pezzi, insaccata in involucri naturali o sintetici e sottoposta a un prolungato trattamento di cottura in forni ad aria secca;
Le grandi cipolle di Medicina sono molto conosciute e largamente ricercate dai cuochi italiani per il loro aroma unico e sottile;
IL Parmigiano Reggiano, formaggio semigrasso a pasta dura, cotta ed a lenta maturazione.
Ha forma cilindrica con facce piane, leggermente orlate e scalzo piano o leggermente convesso. Il peso minimo di ciascuna forma è di 24 chilogrammi;

I tartufi bianchi e neri che condiscono molti dei piatti tipici della regione.
Il tartufo è raccolto fresco e il periodo migliore per gustarlo va da ottobre a novembre. C'è da dire, però, che è anche molto costoso. Il tartufo bianco e nero può arrivare a costare anche più di 3000 euro al chilo.
Inoltre esistono veramente numerosi tipi di dolci con creme a base di mascarpone e cioccolato prodotto direttamente in città dalla ditta Maina, famosa per la sua crema al gianduia e i suoi cremini.

Il nome Colli Bolognesi precede il nome dei vini DOC bolognesi: Bianco Pignoletto, Pinot Bianco, Riesling italico, Sauvignon per i bianchi; tra i rossi: il Barbera, Cabernet Savignon, Merlot. Sono prodotti nella provincia di Bologna anche vari vini che hanno al denominazione di Romagna e le cui zone di produzione si estendono anche più a oriente.
Il Barbera è un vino rosso derivante dai vigneti che si trovano nella zona a ovest di Monteveglio.
Si tratta di un vino rosso, leggero, secco, prodotto dall'uva di Barbera con una possibile aggiunta di Sangiovese (in Emilia).
Questo vino è perfetto per salame, carne bollita, salsicce grigliate, cotolette alla milanese o una bella fetta di formaggio. E' spesso prodotto anche come un vino frizzante.
 



Sport

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Bologna da sempre esprime una grande passione per lo sport: una passione che oggi non è più solo adesione ai suoi grandi club nazionali di calcio e di basket, ma è soprattutto voglia dei cittadini di praticare sport, a tutti i livelli, a tutte le età, nelle varie forme possibili.

Lo sport di vertice a Bologna è la pallacanestro. Negli anni Novanta la città si è guadagnata l'appellativo di Basket City ("la città della pallacanestro") grazie alla contemporanea militanza ai vertici della Serie A1 delle due squadre bolognesi Virtus e Fortitudo.

Anche il calcio, come in tutte le città italiane, è molto popolare.
Il Bologna Football Club 1909, la principale squadra della città, nel corso della sua storia ha vinto 7 scudetti; tuttavia, a causa della retrocessione avvenuta nella stagione 2004/2005, attualmente milita in Serie B.
Bologna ha, e ha avuto in passato, squadre di vertice in altri sport. La Fortitudo Baseball ha vinto sette campionati italiani (l'ultimo nel 2005), quattro Coppe Italia e due Coppe dei Campioni.
La Zinella Volley ha vinto il campionato italiano nel 1984/85, la Coppa Italia nel 1983/84, la Coppa delle Coppe nel 1986/87 e una Coppa di Lega nel 1985/86.

Bologna è stata sede delle due semitappe della 1^ tappa del Giro d'Italia 1994 (22 maggio), una prova in linea vinta da Endrio Leoni ed una cronometro individuale vinta dal francese Armand De Las Cuevas.
 



Collegamenti

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In auto:
Bologna è collegata direttamente a Milano, Firenze e Roma attraverso l'autostrada A1 ( "Autostrada del Sole" ), che è la principale connessione autostradale in Italia.
È possibile prendere la A1 dalla Torino-Brescia attraverso la A21, a Piacenza; dalla Genova-La Spezia, attraverso la A15, a Parma; dalla Verona-Brennero, dopo la A22, a Modena.
Bologna è inoltre collegata direttamente alla Venezia-Padova tramite la A13, e con Ancona-Rimini e Ravenna tramite la A14.
Dalle uscite autostradali è possibile portarsi sulla tangenziale, che permette di raggiungere agevolmente tutte le direzioni.

In treno :
Bologna è il principale nodo ferroviario italiano, quindi è attraversata da tutte le più importanti linee nazionali ed internazionali.
Dalla stazione Centrale è possibile raggiungere tutte le zone della città utilizzando i servizi di trasporto pubblici

In aereo :
l'aeroporto internazionale "G. Marconi" garantisce, con voli di linea, rapidità di collegamento per passeggeri e merci con le principali località italiane ed estere.
Numerosi sono i charter che a frequenza settimanale collegano Bologna con molte località europee ed extraeuropee.
L'autobus "Aerobus" collega l'aeroporto con il Centro città e con la stazione Centrale.



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