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Firenze (FI)
Storia, arte, cultura e curiosita di Firenze (FI)


Origini e Storia di Firenze

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Firenze è una tra le maggiori città d'arte italiane.
La città venne fondata nel 59 a.C. dai Romani e il suo nome si riferisce alla stagione dei Ludi Floreales in onore della dea Flora.

Dal IV al IX secolo d.C. la città ebbe a che fare con le invasioni barbariche: nel 405 i Goti di Radagasio saccheggiarono le campagne ma non riuscirono a conquistare la città;
riconoscenti per tale esito i fiorentini dedicarono a S. Reparata la più importante chiesa cittadina.

Nel 570 Firenze fu occupata dai Longobardi, che le assicurarono stabilità e autonomia; questo fu un periodo di grande sviluppo urbanistico ed artistico.

Sotto i Carolingi si unificarono le contee di Firenze e Fiesole, dando origine al più grande contado di Toscana.

Alla fine del primo Millennio la capitale fu spostata da Lucca a Firenze.

Dopo la fine della dinastia Carolingia, la città attraversò un periodo difficile e le campagne furono nuovamente devastate.
Solo intorno al Mille il nucleo cittadino cominciò nuovamente ad espandersi e a conquistare progressiva autonomia mirando a diventare ricca e potente.

Nel 1115 diventò comune libero, appoggiata dal papato, essendosi schierata con Matilde di Canossa nelle lotte per le investiture; un momento determinante per la città che vide la nascita e la crescita di fazioni politiche per il dominio.

Nel XIII secolo fu divisa dalla lotta intestina tra i Ghibellini, sostenitori dell'imperatore del Sacro Romano Impero, e i Guelfi, a favore del Papato romano.
Questi ultimi vinsero e si divisero internamente in "bianchi" e "neri".

La conflittualità politica interna non impedì alla città di svilupparsi fino a diventare una delle più potenti e prospere in Europa, assistita dalla sua propria valuta in oro, il fiorino (introdotto nel 1252), dalla decadenza della sua rivale Pisa (sconfitta da Genova nel 1284 e conquistata da Firenze nel 1406), e dalla sua potenza mercantile risultante da una costituzione anti-aristocratica (1293).

Dopo la famosa peste che decimo' la popolazione nel 1348, continuarono i contrasti sociali e politici che si manifestarono anche più violentemente di prima, per culminare nel celebre episodio del «Tumulto dei Ciompi», in cui la classe più povera della società fiorentina rivendicò la guida del governo cittadino.

Le famiglie della potente oligarchia dei banchieri e mercanti fiorentini stavano però già lavorando e accrescendo le loro ricchezze per conquistare il primato signorile.
Gli Albizi, in particolare, cercarono di ostacolare la crescente influenza politica di Cosimo il Vecchio de' Medici, che nella prima metà del Quattrocento riuscirà a trasformare a suo favore la Repubblica in Signoria pur mantenendo formalmente la struttura Repubblicana.

Il più famoso rappresentante della famiglia de’ Medici, però, fu probabilmente Lorenzo, nipote di Cosimo, che prese il potere nel 1469.
Alla sua corte si assistette a un grandioso sviluppo delle arti, della musica e della poesia, e Lorenzo fu il mecenate di filosofi e artisti come Botticelli, da Vinci e Michelangelo.

Nel 1494 i Medici persero il controllo della città, che cadde sottomessa alla teocrazia di Girolamo Savonarola, un frate domenicano che instaurò un regime di puritanesimo finché perse il favore del popolo e venne giustiziato sul rogo come eretico nel 1498.

I Medici tornarono a Firenze nel XVI secolo spalleggiati da un esercito spagnolo (nel frattempo avevano stretto legami matrimoniali con l’imperatore Carlo V) e tennero il potere per i 200 anni successivi.
Nel 1737 ai Medici subentrarono i Lorena, che continuarono a governare con liberalismo e moderazione, anche se il grande periodo culturale fiorentino andava spegnendosi.

Il regno degli austriaci finì per mano della Francia e del regno di Sardegna e Piemonte nel 1859, e la Toscana diventò una provincia del Regno d'Italia unito nel 1861.

Firenze prese il posto di Torino come capitale d'Italia nel 1865, ospitando il primo parlamento della nazione, ma la capitale fu trasferita a Roma sei anni dopo, quando questa fu annessa al regno.

Durante la Seconda Guerra Mondiale la città subì gravi danni nel centro storico ed alcuni importanti edifici vennero irrimediabilmente perduti; nonostante ciò e nonostante i numerosi problemi che affliggono le più grandi città moderne quali il traffico e l'inquinamento, Firenze mantiene assolutamente intatto il proprio fascino ed è meta costante di turisti provenienti da ogni parte del mondo.
 



Caratteristiche fisiche

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Firenze si stende lungo le rive dell’Arno ed è incorniciata a sud dalle verdi colline del Chianti , ad ovest dalla pianura del Valdarno, a nord e ad est dalla catena montuosa degli Appennini.
La città ha circa 500.000 abitanti, ma se consideriamo i vari paesi dell'area metropolitana (Fiesole, Bagno a Ripoli, Scandicci, Calenzano, Campi Bisenzio, Sesto Fiorentino), i turisti che la visitano ogni anno, gli studenti universitari, i lavoratori pendolari, arriva ad avere più di un milione di persone che la vivono ogni giorno.
Essendo posta al centro della Toscana, da Firenze si possono raggiungere in meno di 1 ora molte città come Siena, Lucca, Pisa, Arezzo, San Gimignano, Cortona, Pienza, Volterra e la costa del mar Tirreno.
Il suo centro storico (lontano dal traffico e dalla zona industriale periferica) è uno dei più grandi al mondo ed ha una densità tale di monumenti ed opere d'arte che si ha l’impressione di non conoscerlo e visitarlo mai abbastanza.
Il periodo migliore per visitare Firenze è da aprile a giugno e in settembre/ottobre, vale a dire in bassa stagione, quando il clima è mite e le giornate sono spesso limpide e soleggiate.



Monumenti

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Firenze è sicuramente tra le più belle città d'Italia, famosa per il suo ricco patrimonio artistico e architettonico. Tra i suoi principali monumenti ricordiamo i seguenti.

Il Duomo di Firenze fu disegnato da Arnolfo di Cambio (1245-1302) e rappresenta una delle sculture architettoniche più grandi di quell'epoca.
Finito intorno al 1367, fu completamente coperto da marmo colorato, così come il Battistero, sebbene la facciata sia rimasta incompleta fino al 19° secolo.
Il Duomo rivela nelle sue parti notevoli diversità di stili a testimonianza del variare del gusto nel lungo periodo di tempo trascorso fra la sua fondazione ed il completamento.
All'esterno, nel disegno delle fiancate con le arcate cieche a tutto sesto, si trovano reminescenze romaniche.
La struttura interna, con le grandi arcate e volte ogivali, è gotica, insieme alle finestre ed alle porte. La cupola è rinascimentale.
La facciata, anche se riprende lo stile gotico, è ottocentesca. Sul fianco sinistro del Duomo si trova la porta della Mandorla, XV sec., la cui composizione architettonica e l'ornamentazione sono ancora di gusto gotico.
L'interno è a croce latina diviso in tre navate da pilastri polistili sostenenti arcate e volte ogivali a costoloni. Di primaria importanza sono gli affreschi posti sulla navata, che mostrano monumenti equestri del "Condottiero" (generale) di Paolo Uccello (1436) e Andrea del Castagno (1456).
Da non perdere la cupola che il Brunelleschi iniziò a costruire nel 1420. La cupola è sorprendentemente moderna in quanto formata da un doppio guscio: la cupola esterna protegge l'interno dagli agenti atmosferici; le due cupole sono collegate da costoloni. Il diametro della parte più larga è di m. 41,50, prossimo al massimo consentito per qualsiasi tipo di cupola.

Le volte della Cupola sono state dipinte da Giorgio Vasari (1511-1574) e Federico Zuccari (c. 1540-1609) con un affresco rappresentante il Giudizio Universale.
E’ possibile salire alla cupola e vedere più da vicino la sua meravigliosa struttura interna; inoltre dal ballatoio esterno si ha una magnifica veduta della città. Ancora oggi nessun edificio di Firenze supera in altezza la cupola del Duomo.

Sul lato destro della Cattedrale si erge il Campanile, progettato da Giotto nel 1334, sebbene alla sua morte, nel 1337, solo la parte più bassa fu finita.
I lavori proseguirono sotto la direzione di Andrea Pisano (1290 ca–1349 ca) e di Francesco Talenti (not. 1325-1369) che portò a compimento l’opera.
Alto oltre 84 metri, a pianta quadrata, è la più alta testimonianza dell'architettura gotica fiorentina del Trecento. Presenta dei rafforzi angolari, che salgono fino al coronamento a sbalzo orizzontale, ed è completamente fasciato da liste e specchi di marmo verde, bianco e rosa. Il basamento è decorato da pregevoli bassorilievi di Andrea Pisano (in parte su disegno di Giotto) e Luca della Robbia.
La decorazione scultorea nelle formelle risponde a un preciso e complessivo ciclo che aveva come tema centrale l'ordinamento dell'Universo.

Il Battistero dedicato a San Giovanni Battista, patrono della città di Firenze, sorge di fronte al duomo di Santa Maria del Fiore.
L’edificio eretto intorno al V sec., e successivamente ristrutturato nell'XI e XIII, si presenta come un compatto e imponente volume geometrico.
La sua struttura ottagonale ha una fortissima valenza simbolica: l'ottagono rappresenta l'ottavo giorno, quello al di fuori del ciclo terreno della vita umana, in cui Cristo risorge e vive in eterno, ed è un'immagine associata, fin dall'epoca paleocristiana, al rito del battesimo.

All'interno, il mosaico di Coppo di Marcovaldo ricorda ai fedeli l'inesorabile giustizia divina, in una rappresentazione grottesca e concitata del Giudizio Universale (1260-1270).
Quest'opera, con le sue figure mostruose e la narrazione drammatica e intensa, fu un importante riferimento per l'ambiente artistico fiorentino e lo stesso Giotto, nel suo Giudizio Universale della cappella degli Scrovegni di Padova, dimostra di averne assorbito la lezione.

All'esterno, le famose porte bronzee scandiscono tre tappe fondamentali nella storia di questo monumento oltre che nell'evoluzione della cultura figurativa a Firenze.
La decorazione esterna, in marmo bianco di Carrara e verde di Prato, è scandita da tre fasce orizzontali, ornate da riquadri geometrici, quella mediana occupata da tre archi per lato, nei quali sono inserite superiormente finestre con timpani.
I pilastri angolari in pietra serena saranno anch'essi successivamente rivestiti di marmo. La fascia superiore nasconde in parte la cupola.
La decorazione interna è suddivisa, come all'esterno, in tre fasce orizzontali, la più alta però coperta dalla cupola, mentre la fascia mediana è occupata dai matronei. Nella parte inferiore le pareti sono suddivise verticalmente in tre zone per mezzo di lesene e di colonne monolitiche in granito e in marmo cipollino di spoglio, come gran parte dei marmi del rivestimento.

L'edificio è coperto da una cupola ad otto spicchi, mascherata all'esterno dall'attico e coperta da un tetto a piramide schiacciata. Sul lato opposto all'ingresso sporge il corpo dell'abside rettangolare (scarsella).

La Basilica di Santa Croce in Firenze è una delle più grandi chiese officiate dai Francescani. La grandiosa basilica, attribuita tradizionalmente ad Arnolfo, fu iniziata sul finire del XIII sec. ma fu consacrata solo nel 1443.
Nella sontuosa facciata neogotica in marmo, a tre cuspidi, realizzata nel 1863 da Nicola Matas, si aprono tre ampi portali ornati da lunette che narrano episodi di esaltazione della Croce, mentre i fianchi dell'edificio sono delineati da grandi timpani triangolari, eleganti bifore gotiche e da due portici trecenteschi.
L'interno gotico è a croce egizia, diviso in tre navate da pilastri ottagonali che sorreggono grandiose arcate ogivali. La chiesa ospita un gran numero di opere d'arte. Il rinascimentale pulpito marmoreo ottagonale di Benedetto da Maiano;
la Tomba di Leonardo Bruni di Rossellino, che costituisce il prototipo delle tombe fiorentine quattrocentesche; due opere di Donatello: l'Annunciazione e il Crocifisso Ligneo.

Gli affreschi della Cappella Peruzzi, imbiancati nel 1714 e riscoperti nel 1852, e quelli con Storie di S. Francesco nella Cappella Bardi sono fra le più mature creazioni di Giotto.

La Basilica di Santa Maria Novella, iniziata nel 1246 per i frati dell'ordine domenicano, fu terminata nel 1360. Il progetto si deve a due frati domenicani, Fra Sisto da Firenze e Fra' Ristoro da Campi. Il campanile si deve invece a fra Jacopo Talenti.
La chiesa fu tuttavia ufficialmente consacrata solo nel 1420 da papa Eugenio IV.

Su commissione della famiglia Rucellai, Leon Battista Alberti disegnò il grande Portale centrale, la trabeazione e il completamento superiore della facciata, in marmo bianco e verde scuro (terminata nel 1470).
I due strumenti astronomici alle estremità della facciata (gnomone a sinistra e sfera armillare a destra) sono stati aggiunti nel 1572 dall'astronomo di Cosimo I de' Medici.
La basilica presenta una pianta a croce latina, suddivisa in tre navate (quella centrale lunga 100 m). Tra le cappelle si ricordano la cappella Pura, la cappella Rucellai, la cappella Bardi, la cappella Strozzi (alla testata del braccio sinistro del transetto, della metà del XIV secolo), la cappella Maggiore (al termine della navata centrale), la cappella di Filippo Strozzi e la cappella Gondi.

All’ interno possiamo ammirare splendidi capolavori quali la Trinità del Masaccio, gli affreschi di Filippino Lippi e quelli del Ghirlandaio nella cappella Tornabuoni, il Crocifisso di Giotto ed il Crocifisso ligneo del Brunelleschi.
Nella sacrestia, e' possibile ammirare la croce dipinta da Giotto per il convento domenicano di Santa Maria Novella.
La decorazione interna e' stata curata dai maggiori artisti del quattordicesimo secolo. La cura e la bellezza dei suoi ornamenti puo' essere riassunta con il nome di Michelangelo il quale chiamava la Chiesa di Santa Maria Novella "la mia sposa".
Dal portale barocco, a sinistra della facciata, si accede ai Chiostri di Santa Maria Novella.
Il trecentesco Chiostro Verde accoglie affreschi di Paolo Uccello. Sul lato settentrionale del chiostro si apre il Cappellone degli Spagnoli, interamente affrescato da Andrea Bonaiuti intorno al 1365; nel 1566 il granduca Cosimo I destinò la sala alle funzioni religiose degli spagnoli al seguito della moglie Eleonora di Toledo. Il ciclo di affreschi ha per tema l'esaltazione dell'ordine domenicano nella lotta contro l'eresia per la salvezza dei Cristiani. Dietro il Cappellone degli Spagnoli si trova il Chiostrino dei Morti, con affreschi del Trecento.

La Basilica di San Lorenzo è una delle più significative chiese rinascimentali fiorentine; la sua vicenda costruttiva segna e testimonia la fortunata ascesa della famiglia Medici.
L’ edificio fu eretto sul luogo di una preesistente chiesa consacrata nel 393 da S. Ambrogio, vescovo di Milano.
Edificata in stile romanico verso il 1000, fu progettata, nell'architettura che vediamo oggi, nel 1418 da Filippo Brunelleschi e ricostruita tra il 1421 e il 1446, su commissione di Giovanni Bicci De' Medici, poi continuata dall'allievo Antonio Manetti, che la portò a termine nel 1460.

La facciata della Basilica, in pietra grezza, è rimasta incompiuta nonostante per essa esistesse un progetto di Michelangelo voluto dal papa Leone X. Il modello ligneo della facciata è oggi conservato in Casa Buonarroti.

L'interno, a croce latina, e’ diviso in tre navate da colonne con capitelli corinzi su cui si impostano arcate a tutto sesto. Ad ogni arcata della navata centrale corrisponde, nelle navate minori, una cappella, mentre le navate laterali sono coperte da volte a vela.
La navata centrale è chiusa da un soffitto piano a cassettoni. I due pulpiti nelle due ultime campate della navata centrale, a destra e a sinistra, sono le ultime opere di Donatello che morì nel 1466, lasciandoli così incompiuti.
Vennero poi terminati da due suoi allievi.
Ai piedi dei gradini dell'altare maggiore, tre grate in bronzo segnano il punto dov'è sepolto Cosimo "il Vecchio" De' Medici.
La balconata sulla facciata interna e' di Michelangelo. Affiancano la chiesa la splendida Sagrestia Vecchia, a pianta quadrata, opera del Brunelleschi, e la Sagrestia Nuova del Michelangelo, che ospita le tombe della famiglia Medici, per questo chiamata Cappella dei Medici. Dall'interno della chiesa si accede al brunelleschiano Chiostro di San Lorenzo (1427), dove si trova l'ingresso alla Biblioteca Mediceo Laurenziana fondata da Cosimo il Vecchio e accresciuta da Lorenzo il Magnifico.

La progettazione fu ordinata a Michelangelo nel 1524 da Clemente VII, ma fu ultimata solo nel 1578; nel vestibolo hanno collaborato il Vasari e l'Ammannati.

La Chiesa di San Miniato al Monte, già esistente ai tempi di Carlo Magno, fu ricostruita dal vescovo Ildebrando dopo il 1018 e completata anche nella parte decorativa solo al principio del sec. XIII.

La facciata marmorea geometrica fu probabilmente iniziata nel 1090, sebbene le parti superiori risalgano almeno al XII secolo, finanziata dall'Arte di Calimala (corporazione dei mercanti di lana), i quali furono responsabili del mantenimento della chiesa dal 1288 (l'aquila che corona la facciata era il loro simbolo). Essa in marmo verde e bianco è decorata con fini arcate ha un mosaico del 12° secolo raffigurante Cristo tra la Madonna e San Miniato.

L'interno della Chiesa di San Miniato al Monte è suddiviso in tre navate, queste sono separate fra di loro da delle monumentali colonne. I capitelli, alcuni dei quali provengono da monumenti romani, altri invece sono romanici, sono parte in marmo e parte in laterizio.

Il pavimento è in marmo policromo e raffigura i dodici segni zodiacali; per alcuni storici dell’arte questo motivo pagano simboleggerebbe i dodici apostoli.
Percorrendo la navata si giunge di fronte a una cappella: la “Cappella del Crocifisso”, un'edicola marmorea rinascimentale eseguita da Michelozzo (1448) per volontà di Piero dé Medici come custodia del venerato Crocifisso detto di San Giovanni Gualberto; sulla volta a botte terracotte di Luca della Robbia, sull'altare una tavola di Agnolo Gaddi.

La navata destra contiene, fra affreschi dei secoli XIV e XV, i resti di San Miniato, un altare con tavola cuspidata, capolavoro di Jacopo del Casentino, e l'ingresso alla Sagrestia, affrescata da Spinello Aretino con le Storie di San Benedetto (1387 ca. molto restaurata nel 1840), forse l'opera più importante di questo autore.
Dalla navata di sinistra della Chiesa di San Miniato si accede alla Cappella di San Giacomo, Cardinale del Portogallo, questa è stata progettata e costruita nel 1437 da Antonio Manetti un allievo del celebre Filippo Brunelleschi per custodire il sepolcro del nipote del Re Alfonso di Portogallo.

Ha nella volta cinque medaglioni di Luca della Robbia e contiene un'Annunciazione a fresco di Alessio Baldovinetti (1466-67), una tavola (il cui originale è agli uffizi) di Antonio e Piero del Pollaiolo ed affreschi di Angeli volanti degli stessi. Il monumento funebre fu scolpito in marmo da Antonio Rossellino.
Molto suggestiva è la cripta, la parte più antica della chiesa è sormontata dall'altare maggiore che si suppone contenga le ossa di San Miniato (sebbene ci sia prova che queste fossero già state portate a Metz prima che la chiesa fosse costruita).
Le volte sono decorate da affreschi di Taddeo Gaddi.
Il presbiterio rialzato è di grande bellezza con il suo pulpito ed il suo coro con le poltrone di legno intarsiato.
Adiacenti alla chiesa ci sono il bel monastero, iniziato intorno al 1425, e l'arcivescovado fortificato, costruito nel 1295 ed in seguito usato come scuderia ed ospedale.
L'intero complesso è circondato da mura difensive, originariamente costruite in maniera frettolosa da Michelangelo durante un assedio e modificate nella costruzione di una vera fortezza nel 1553 sotto Cosimo I.
Le mura oggi racchiudono il cimitero delle Porte Sante, progettato dall'architetto Nicolò Matas negli anni in cui realizzò la facciata di Santa Croce ed aperto nel 1854. Esso ospita i resti di molte celebrità come Papini, Montale, Stibbert, Villari, Lorenzini (detto "il Collodi", il creatore di Pinocchio).

La Basilica di Santo Spirito fu progettata da Filippo Brunelleschi su commissione della famiglia Frescobaldi.
I lavori furono iniziati nel 1444 dallo stesso Brunelleschi, che costruì un modello della chiesa e una parte dell'abside.
Dopo la sua morte (1446) la costruzione rimase interrotta fino al 1452 e la chiesa fu completata, apportando anche delle variazioni al progetto originale, da Antonio Manetti, Giovanni da Gaiole e Salvi d'Andrea. Quest'ultimo, in particolare, eseguì la cupola (1479-81), seguendo il progetto del Brunelleschi.
Il prospetto esterno della chiesa rimase spoglio, con pietre a vista, fino al XVIII secolo. Nel 1792 il "muratore del convento" Boccini, vi dipinse colonne ed elementi architettonici; queste decorazioni furono cancellate nei lavori di restauro eseguiti negli anni '60. Salvi d’Andrea realizzò invece la facciata interna (1483-87) che conserva ancora la vetrata quattrocentesca con la Pentecoste realizzata su disegno del Perugino.

Nel 1489 furono avviati i lavori di costruzione della sagrestia che, progettata da Giuliano da Sangallo, vide poi l’intervento di Antonio del Pollaiolo e di Salvi d’Andrea.
Nel 1564 l'Ammannati iniziò la costruzione del chiostro grande, ed il complesso del convento fu più volte ampliato e rimaneggiato, sempre seguendo l'originario stile quattrocentesco della chiesa.

La Chiesa di Santo Spirito presenta una pianta a croce latina con le tre navate divise fra di loro per mezzo di colonne monolitiche con capitelli corinzi, la navata centrale ha un finto soffitto a cassettoni del XIX secolo.

Le cappelle (in tutto 38), lungo tutto il perimetro della chiesa, sono a forma di nicchia, ossia semi circolari con catino sovrastante, e fra l'una e l'altra, invece delle paraste, sono poste semicolonne.
La chiesa ospita alcune splendide opere d'arte, come la Madonna in trono e Santi di Filippo Lippi e le sculture del Sansovino nella Cappella Corbinelli.
A sinistra della chiesa è visitabile il Cenacolo di Santo Spirito con un frammento dell’Ultima Cena di Andrea Orcagna.

Palazzo Pitti fu costruito intorno al 1440 da Luca Fancelli su progetto di Filippo Brunelleschi per il ricco mercante Luca Pitti.
In seguito le sorti della famiglia declinarono e nel 1550 il palazzo venne acquistato da Eleonora di Toledo, moglie di Cosimo I de' Medici; esso divenne così la principale residenza dei Medici e nel 1560 l'architetto Bartolomeo Ammannati ne iniziò l'ampliamento edificando, fra l'altro, un imponente cortile di tre piani.
All'inizio del Seicento Palazzo Pitti venne ulteriormente ampliato ad opera dell'architetto Giulio Parigi, nipote dell'Ammannati, e da suo figlio Alfonso.
Gran parte delle attuali decorazioni interne, in sontuoso stile barocco, vennero eseguite nel Seicento e nel Settecento, in particolare dal grande pittore ed architetto Pietro da Cortona (1596-1669), cui si devono alcuni dei magnifici affreschi che decorano i soffitti.

Le due ali laterali, dette " rondò ", vennero aggiunte tra il 1764 e il 1783.
Poiché tuttavia le aggiunte all'edificio continuarono sino ai primi dell'Ottocento, alcune sale sono decorate nello stile neoclassico prevalente in quel periodo.
Attualmente all'interno di Palazzo Pitti si trovano: la Galleria Palatina, con una magnifica collezione di quadri dal XVI al XVIII secolo tra cui spiccano le opere di Raffaello e di Tiziano; gli Appartamenti Reali, con gli arredi delle tre famiglie regnanti in Toscana:
i Medici, gli Asburgo di Lorena e i Savoia; la Galleria d'Arte Moderna, con opere italiane tra Settecento e primo Novecento tra cui spiccano i dipinti dei Macchiaioli toscani; il Museo degli Argenti, con il tesoro dei Medici e degli Asburgo di Lorena; la Galleria del Costume, con esposizioni di abiti e biancherie a partire dal Settecento.

Il Palazzo degli Uffizi fu ideato a partire dal 1559 e costruito, in soli cinque anni (1560-65,) dall'architetto Giorgio Vasari nel periodo in cui Cosimo de' Medici, primo granduca di Toscana, andava consolidando anche burocraticamente il suo recente dominio.
Per la realizzazione del progetto, il Vasari fece abbattere le molte case che occupavano l'area.

La costruzione inglobò persino la chiesa di San Pier Scheraggio, riservata al culto fino al 1743. Alla morte del Vasari, la costruzione del Palazzo degli Uffizi fu affidata al Buontalenti e ad Alfonso Parigi.

E' del Buontalenti anche l'edificazione del Teatro Mediceo, all'interno del palazzo.
A forma di ferro di cavallo, estesi da Piazza Signoria al fiume Arno, collegati con Palazzo Vecchio tramite il cavalcavia su via della Ninna e con Palazzo Pitti attraverso il Corridoio Vasariano (1565), gli Uffizi erano destinati a ospitare le tredici Magistrature, o Uffizi, da cui il Palazzo prenderà il nome, allora ubicate in sedi separate;
fin dalle origini però i Medici, grandi collezionisti e mecenati, destinarono alcune stanze al terzo piano a contenere le opere più prestigiose delle raccolte d'arte che due secoli più tardi, nel 1737, grazie alla lungimirante generosità di Anna Maria Luisa, ultima erede della famiglia, diventarono bene pubblico e inalienabile.

Il Palazzo degli Uffizi è oggi uno dei musei di pittura più importanti del mondo: la Galleria degli Uffizi.
In essa sono riuniti tutti i dipinti della ricchissima collezione della famiglia Medici, integrata dalle successive aggiunte dei Granduchi di Toscana, e fornisce un panorama completo della pittura italiana dal Duecento al Seicento.

Palazzo Vecchio, costruito tra la fine del secolo XIII e i primi decenni del XIV, fu progettato da Arnolfo di Cambio (1245-1302).
Successive aggiunte del secolo XV e soprattutto del XVI ne hanno ampliato le dimensioni dal lato posteriore senza però modificarne l’aspetto massiccio a bugne rustiche con ballatoio aggettante e torre asimmetrica. Inizialmente era la sede dei Priori delle Arti e della Signoria.

Fu abitato temporaneamente, dalla Grande famiglia ducale sotto Cosimo I de' Medici prima che si trasferissero a Palazzo Pitti.
Fu in questo periodo (1150-65) che Vasari lo trasformò, decorandolo sontuosamente e ricostruendone gli interni, per adeguare il palazzo al ruolo che si prestava ad assumere, di sede del Governo e residenza ufficiale della famiglia regnante.

Il palazzo al tempo chiamato Palazzo dei Priori fu costruito sulle rovine del Palazzo dei Fanti e del Palazzo dell'Esecutore di Giustizia, a quel tempo posseduto dalla famiglia degli Uberti. Incorporò l'antica torre della famiglia Vacca utilzzandola come parte bassa della torre nella facciata.

Questa è la ragione per cui la torre rettangolare (94 m) non è nel centro dell'edificio.
Questa torre contiene due piccole celle in cui furono imprigionati in tempi diversi Cosimo il Vecchio (1435) e Girolamo Savonarola (1498).
La torre è anche conosciuta come la Torre d'Arnolfo.
L'edificio, in stile neo-gotico rivestito in pietra a bugnato rustico, ha l'aspetto di un grande parallelepipedo con l'alta torre spostata su un lato (le proporzioni ed i rapporti tra la costruzione e la torre soprastante rispettano le regole della sezione aurea).

Tra gli ambienti più significativi spiccano: il Salone dei Cinquecento, il prezioso Studiolo di Francesco I, gli affreschi raffinati del Quartiere di Eleonora e del Quartiere degli Elementi.
Gli affreschi furono eseguiti da artisti come il Ghirlandaio, Francesco Salviati, il Bronzino, lo stesso Vasari.
Nel Palazzo si trovano inoltre alcuni capolavori della scultura del Rinascimento: il Genio della Vittoria di Michelangelo e il gruppo bronzeo della Giuditta e Oloferne di Donatello.

Palazzo Medici Riccardi risale al 1444 e fu fortemente voluto da Cosimo il Vecchio che incaricò il mirabile progettista Michelozzo di Bartolomeo.
Restò residenza di famiglia per oltre un secolo, fino al trasferimento della Corte Medicea in Palazzo Vecchio.
Nel 1469 fu acquistato dai Riccardi, che ampliarono l'edificio verso nord e in parte ristrutturato gli interni, apportando modifiche in base al nuovo gusto barocco.
Tramontato tanto splendore, nel 1814 i Riccardi cedettero il palazzo al demanio. Dal 1874 Palazzo Medici-Riccardi è di proprietà della Provincia, la quale gia' dagli inizi del secolo scorso ha intrapreso una politica di recupero e di valorizzazione dell'edificio e delle opere ivi conservate.

L'architettura del palazzo ricalca i canoni rinascimentali: il prospetto lineare ma imponente, la pianta squadrata, il rivestimento in bugnato di pietra (che è forte e grossolano al piano terra e si addolcisce ai piani superiori, digradando fino a divenire piatto), il forte cornicione aggettante sostenuto da mensole decorate.
Al piano terra la facciata è occupata dagli imponenti portali di ingresso, molti dei quali furono murati nel tempo e sostituiti da grandi finestre inginocchiate.
La facciata ai piani superiori, divisi da cornici lineari, è circondata da finestre a bifora che fungono anche da decorazione.
Agli angoli dell'edificio sono posti ancora gli stemmi delle famiglie Medici e Riccardi.
Il bellissimo e importante cornicione aggettante è sorretto da mensole che fanno anche da decoro.

Da via dei Ginori un imponente portale fa da ingresso ai locali riservati alla Biblioteca Riccardiana intitolata al collezionista Riccardo Riccardi amante di manoscritti e libri su Firenze.
Il giardino recinto, tipico del palazzo di città, di forma quadrangolare è racchiuso da alte mura con una grande apertura ad arco su via Ginori.
Restaurato agli inizi del XX secolo, questo è ripartito in quattro aiuole quadrate, simmetricamente disposte sul lato nord verso la fontana a muro di Ercole, con un percorso centrale segnato da quattro statue e vasi di agrumi .

Durante la visita, particolare attenzione meritano la Galleria seicentesca, con la volta affrescata da una "Apoteosi dei Medici" di Luca Giordano, e la "Cappella dei Magi", realizzata anch'essa da Michelozzo, cui si accede dal cortile.
Palazzo Medici Riccardi è oggi sede degli uffici della Prefettura e della Provincia di Firenze, ed ospita frequentemente mostre d’arte ed esposizioni di vario genere.

Casa Buonarroti fu acquistata da Michelangelo nel 1508.
Nei secoli successivi la famiglia Buonarroti, e in particolare Michelangelo il Giovane, ampliarono e abbellirono la dimora per celebrare la gloria della famiglia.
Il visitatore può ammirare ben ventidue sale che contengono sia opere di Michelangelo sia cimeli, bozzetti e modelli, opera di altri artisti coevi e posteriori.
Notevolissime la Battaglia dei Centauri, il cui tema fu consigliato all'artista dal Poliziano, opera datata 1490-92, e, sempre degli stessi anni, la Madonna della Scala rilievo schiacciato in marmo.
Ancora vi si trova un Modello per Dio fluviale del 1524 costruito da Michelangelo in legno, lana ed argilla probabilmente destinato alla Sacrestia Nuova di San Lorenzo.

Da non dimenticare la scadenza annuale con cui si svolgono all'interno del Museo mostre su temi riguardanti il patrimonio culturale, artistico e di memorie della Casa Buonarroti, oltre che Michelangelo e il suo tempo: esposizioni che ormai da molti anni si sono guadagnate fama internazionale per la preziosità dei prestiti e per la validità e originalità delle tematiche affrontate.

Palazzo Corsini fu eretto alla fine del Trecento, dopo l'abbattimento di alcune case incendiate e parzialmente distrutte dai Ciompi durante il famoso tumulto del 1378.

La dimora della Famiglia Corsini è un edificio di stile tardo barocco e ciò è visibile, in tutto il suo insieme, dai tetti dove si stagliano statue e vasi in terracotta, una novità per la Firenze rinascimentale, e dalla corte principale a forma di "U" che si apre verso il Lungarno.

I due artefici di Palazzo Corsini furono: Bartolomeo Corsini (1622 - 1685), figlio di Filippo e Maria Maddalena Macchiavelli, e suo figlio Filippo (1647 - 1705) che ampliò il Palazzo nella parte che si protrae verso il Ponte S. Trinita.
La costruzione del Palazzo è durata, senza interruzione alcuna, per 50 anni. Il disegno e i valori materici dell'involucro del palazzo sono tipici delle nuove facciate dei palazzi fiorentini: il rivestimento di intonaco definisce un fondo astratto e immateriale, incorniciato da lesene in pietra forte e nel quale sono ritagliate le finestre incorniciate da edicole sempre in pietra forte.
La facciata del palazzo Corsini era decorata a monocromo con emblemi araldici, decorazioni eseguite probabilmente nel 1618, in occasione del matrimonio di Ferdinando, figlio di Baldassarre, con Maria, appartenente a un ramo secondario della famiglia Medici: ricercata ostentazione della carica di Balì dell'Ordine di Santo Stefano e delle importanti parentele di cui la famiglia poteva fregiarsi, sebbene straniera e da poco stabilita a Firenze.

Dopo l'estinzione della famiglia Suarez, nel 1799, e la soppressione dell'Ordine cavalleresco, il palazzo entrò a far parte dei beni di proprietà comunale.



I musei di Firenze

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Firenze, con i suoi numerosissimi musei è una città d'arte di straordinario valore.

Il Museo Nazionale o del Bargello, si trova all'interno del Palazzo del Podestà o del Bargello.
L'edificio risale al 1255, quando fu costruito come sede per il Capitano del Popolo.
Fu in seguito sede del Podesta e poi del Capitano di Giustizia o Bargello, da cui prende il nome.
Il museo conserva un'importante raccolta di sculture e arti applicate, quest'ultime divise principalmente per tipologia.
Tra le opere più interessanti vi sono il Bacco di Michelangelo, il David di Donatello, i disegni di Brunelleschi per i progetti delle porte del Battistero (che si aggiudicò Ghiberti) e il Mercurio alato di Giambologna.

Il Museo Archeologico di Firenze è uno dei più importanti musei archeologici in Italia per la conoscenza della civiltà etrusca.
Situato nel Palazzo della Crocetta (dalla caratteristica forma a croce), eretto da Giulio Parigi per l'Arciduchessa Maria Maddalena d'Austria (1620), ha il suo ingresso da via della Colonna, vicino a piazza SS.Anunziata, ove si affaccia il giardino con la cancellata: qui sono state ricomposte, con materiali il più possibile originari, alcune tombe etrusche.
Ha varie sezioni distribuite in tre piani contiene, infatti, anche molte e belle opere d'arte greche ed egizia.
Ricordiamo in particolare la Chimera di Arezzo, l'Arringatore, la Minerva di Arezzo, oltre ad alcune tombe situate nel giardino.

Il Museo dell'Opera del Duomo si trova dietro al Duomo in un fabbricato nato per ospitare l'Opera del Duomo, ovvero quell'insieme di amministratori, artisti e operai (scalpellini, marmisti, carpentieri...) che si doveva occupare della costruzione della nuova cattedrale di Santa Maria del Fiore iniziata nel 1296. Il Museo dell’Opera del Duomo di Firenze ospita opere pensate e realizzate per la cattedrale di Santa Maria del Fiore, per il campanile di Giotto e per il battistero di San Giovanni: una collezione unica, da molti punti di vista.
La prima sala ospita frammenti di epoca romana: statue, bassorilievi e sarcofagi in marmo.
Nella sala successiva sono raccolti i gruppi scultorei gotici realizzati dal Sansovino provenienti dal Battistero.
La terza sala ospita arredi sacri e dipinti provenienti dal Duomo: vi si trovano dipinti sacri di Bernardo Daddi e Jacopo di Cione.
In una saletta a parte si trovano le oreficerie.
Tra esse i reliquari databili XIII- XVIII secolo. Tra le opere più importanti: la Maddalena; le sculture della facciata trecentesca di Arnolfo di Cambio; le formelle provenienti dal Campanile di A. Pisano, A. Arnoldi, del Pollaiolo e altri; le formelle dorate del Ghiberti. Inoltre, sono esposti i modelli lignei della cupola e della lanterna e la maschera funeraria del Brunelleschi.

Le sculture di Nanni di Banco (1380/90-1421) e di Donatello (1386-1466), eseguite per il campanile e per la chiesa, segnano invece un momento importante della scultura quattrocentesca, come del resto le due grandi Cantorie di Luca della Robbia (1400 ca-1482) e dì Donatello, qui trasportate dall'interno del Duomo; esse sono tra i più significativi momenti della scultura rinascimentale, sia dal punto di vista architettonico che scultoreo.
Da poco inoltre, in una saletta a parte, è stata sistemata in modo piacevole e razionale una serie di strumenti tecnici e materiali dì lavoro, recuperati nei recenti lavori di restauro del Duomo e della Cupola, che documentano con straordinaria capacità evocativa i grandi lavori e l'abilità tecnica delle maestranze all'epoca della costruzione bruneschelliana.

Il Museo di Palazzo Davanzati si trova all'interno di Palazzo Davanzati, alto e stretto edificio a tre piani. il museo ospita raccolte di opere d'arte, mobili, arazzi, stoffe, oggetti di uso domestico dal '300 al '700.

Nelle camere da letto, ad esempio, si può ammirare la cassapanca riempita di biancheria e nel Salone per i ricevimenti un raro armadio dipinto senese cinquecentesco; dentro le credenze delle sale da pranzo sono disposti i piatti di Cafaggiolo o la preziosa collezione di ceramiche arcaiche e gli scaldamani settecenteschi.
Nella cucina sono esposte le suppellettili di uso quotidiano e gli strumenti da lavoro, il telaio, l'orditoio, il mulinello per filare, che parlano della vita che si svolgeva nella casa.
In questo intento è stato recentemente aperto un settore dedicato ai merletti.

Il Museo di San Marco o dell'Angelico si trova all'interno del convento domenicano di S. Marco.
Nel convento di San Marco sono conservati molti dei capolavori del Beato Angelico, che soggiornò nel convento col nome di Fra' Giovanni da Fiesole.
Nell'antica sala dell'Ospizio, sono visibili la Deposizione, il Tabernacolo dei Linaiuoli, la cui incorniciatura in marmo è stata eseguita sul disegno del Ghiberti e il Giudizio Universale del 1430 circa , la Pala di Annalena e la Pala di San Marco realizzata tra il 1438 e il 1440: in essa, tra le mani del Bambin Gesù, è raffigurato un globo terrestre con quello che moderni studiosi di cartografia antica hanno interpretato come un accenno alle terre emerse allora conosciute.
Nella sala Capitolare la grandiosa Crocefissione.
Di grande impatto è anche il Refettorio Grande con il dipinto della Cena miracolosa di S. Domenico affrescata nel 1536 da Giovanni Antonio Sogliani.
Il museo, inoltre, comprende la splendida Ultima cena del Ghirlandaio, opere di Fra' Bartolomeo, Paolo Uccello, B. Gozzoli e dipinti del XVI-XVII secolo.

La Galleria degli Uffizi è uno dei musei più famosi del mondo per le sue straordinarie collezioni di dipinti e di statue antiche.
La Galleria è situata all'ultimo piano del grande edificio costruito tra il 1560 e il 1580 su progetto di Giorgio Vasari come sede dei principali uffici amministrativi dello stato toscano.
Fu realizzata per volontà del granduca Francesco I e arricchita, grazie al contributo di numerosi componenti della famiglia Medici, appassionati collezionisti di dipinti, di sculture e oggetti d'arte.
Fu riordinata e ampliata sotto la dinastia dei Lorena, succeduti ai Medici, e in seguito dallo Stato italiano.
Gli Uffizi ospitano oggi un patrimonio artistico immenso, comprendente migliaia di quadri che vanno dall'epoca medievale a quella moderna, un gran numero di sculture antiche, di miniature, di arazzi.

Celebre la raccolta di autoritratti, incrementata costantemente nel tempo, anche con acquisizioni e donazioni di artisti contemporanei, alla quale si affianca un'altra notevolissima raccolta, quella del Gabinetto dei Disegni e delle Stampe.

La Galleria d'Arte Moderna di Firenze ha sede al secondo piano di Palazzo Pitti, da cui si apre una splendida vista sulla collina e il giardino di Boboli.

Gli appartamenti, abitati dalla famiglia reale fino al 1920, oggi sono divisi in trenta sale che accolgono dipinti e sculture, per la maggior parte italiani, dalla fine del Settecento fino agli anni della prima guerra mondiale.
Nella galleria, il Neoclassicismo è rappresentato da Pietro Benvenuti (Il giuramento dei Sassoni), Canova e Vincenzo Camuccini.
Il Romanticismo storico è documentato da Hayez (I due Foscari) e Ussi (La cacciata del duca di Atene). Abili le fisionomie e i ritratti di Antonio Ciseri ai tempi di Firenze capitale (sala 7-8 ). In un prosieguo di colori caldi e gioia di vita, gli esempi delle scuole di paesaggio di metà '800 e la collezione privata donata alla Galleria da Diego Martelli: una raccolta che unisce l'amore per il Naturalismo e per l'Impressionismo.

Le calde tele di Adriano Cecioni, scultore, pittore e scrittore fiorentino, che ha immortalato le vicissitudini delle campagne di indipendenza italiane e dell'età postunitaria (sala 12-13).
Autorevoli i dipinti a soggetto romanzesco di Giovanni Fattori: 'Maria Stuarda al campo di Crookstone e 'Il campo italiano dopo la battaglia di Magenta' (sala 12-13).

Per il Novecento storico vi sono lavori di Ghiglia e Chini. Vi sono Rosai e Marcucci.
Ancora poi Capogrossi, Carlo Carrà, Felice Casorati, De Pisis, Savinio, Sironi, Soffici e Tosi.

La Galleria dell'Accademia di Firenze è ospitata in un complesso di edifici ricavati nel XVIII secolo dagli antichi ambienti dell'Ospedale di San Matteo.
La Galleria dell'Accademia, insieme alle aule di insegnamento, fu progettata e risistemata nel 1781 da Gaspare Maria Paoletti.
Nella prima sala si offrono alla vista il modello originale in gesso del Giambologna per la scultura marmorea del Ratto delle Sabine (Loggia dei Lanzi) ed opere di manieristi del '500.

La collezione delle tavole a fondo oro, ospitata nelle sale dette Bizantine del piano terra e nei quattro ambienti del primo piano, fornisce una visione chiara e completa della produzione artistica fiorentina del periodo fra Giotto e Masaccio.
Fra esse, le formelle delle Storie della vita di Cristo e di San Francesco di Taddeo Gaddi, San Lorenzo e San Bartolomeo di Bernardo Daddi, il trittico della Pentecoste di Andrea Orcagna.

Opere di particolare interesse sono poi il Cassone Adimari, che rappresenta un corteo nuziale, opera del fratello di Masaccio, Giovanni di Ser Giovanni, Santo Stefano fra i Santi Iacopo e Pietro del Ghirlandaio, la Madonna col Bambino, San Giovannino e due angeli del Botticelli, l'Assunzione della Vergine di Pietro Perugino, Venere e Amore di Iacopo Pontormo.

Ricordiamo inoltre l'Albero della Vita, di Pacino di Bonaguida (XIV sec.), la Trinità di Alessio Baldovinetti, la Madonna del Mare, attribuita a Botticelli o a Filippino Lippi, le formelle di Taddeo Gaddi per Santa Croce (1330 circa), il Cristo in Pietà, affresco staccato di Andrea del Sarto e la Deposizione dalla Croce, opera iniziata da Filippino Lippi e completata dal Perugino, polittici di Giovanni del Biondo e di Andrea Orcagna.
Notevole è la Pietà, capolavoro eseguito da Giovanni da Milano nel 1365.
Il museo ospita anche una gipsoteca con i modelli dello scultore neoclassico Lorenzo Bartolini.

La Galleria è meta di moltissimi visitatori da quando nel 1873 vi fu trasferito il David di Michelangelo, collocato nella Tribuna che conclude la spettacolare galleria: una sistemazione luminosa progettata appositamente dall'architetto De Fabris.
Figura eroica ed atletica, posta a difendere simbolicamente la libertà di Firenze repubblicana, questa scultura fu nel 1873 sostituita in Piazza della Signoria da una copia.
Alla destra della celeberrima statua è un busto in bronzo di Michelangelo, dell'allievo ed amico Daniele da Volterra, detto il Braghettone, dopo che fu incaricato di ricoprire con veli le nudità michelangiolesche del Giudizio Universale.
Recentemente la Galleria si è arricchita con il Museo degli strumenti musicali, che comprende antichi, importanti strumenti del Conservatorio Luigi Cherubini, provenienti dalle collezioni medicee e lorenesi.

La Galleria Pitti o Palatina si trova in alcuni splendidi saloni di Palazzo Pitti.
All'interno vi sono opere dei più importanti pittori italiani: Raffaello, Tiziano, Caravaggio, Rubens, Pietro da Cortona e di altri maestri italiani ed europei del Rinascimento e del Seicento.

I quadri, con le loro sontuose cornici, coprono tutte le pareti delle sale, secondo la tradizione delle quadrerie seicentesche.
Questo allestimento, insieme alle ricche decorazioni in stucco e agli affreschi presenti nelle sei sale di facciata, conferisce alla Galleria un fascino particolare.

Molto belle le sale dei Pianeti.
La prima è la Sala di Venere con la Venere Italica di Antonio Canova e i ritratti di personaggi famosi nelle lunette. Tra le opere più importanti il Ritratto di Giulio II, La Bella e il Concerto di Tiziano.
Nella Sala di Apollo, nella volta, gli affreschi mitologici di Pietro da Cortona.

Fra le opere di Tiziano (1490-1576) il "Ritratto di Gentiluomo", famoso anche per il mistero che circonda l'identità del personaggio, è uno dei capolavori della pittura veneta ed una perla della collezione, insieme alla "Maddalena", dipinta per il Duca d'Urbino; del Caravaggio L'Amore dormiente, il Cavadenti; di Raffaello si conserva il Ritratto di Agnolo Doni, la Madonna della Seggiola e la Madonna del Granduca.
Si conservano anche dipinti come la Sacra Conversazione di Rosso Fiorentino e il Ritratto di Francesco Zeno del Tintoretto.



Maifestazioni

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A Firenze nel corso dell’anno ci sono molte feste e manifestazioni folkloristiche ed a carattere religioso.
Tra le principali segnaliamo: lo Scoppio del Carro, la domenica di Pasqua, durante la quale un carro pieno di fuochi d’artificio viene fatto scoppiare di fronte al Duomo;
la mostra di piante e fiori in Santissima Annunziata;
la festa del Grillo alle Cascine (il grande parco sulla riva destra dell’Arno) nel giorno dell'Ascensione; il Gioco del Calcio in Costume del XVI sec.;
Festa di San Giovanni, il santo patrono della città, che si festeggia il 24 giugno.
Sempre a Giugno, si tiene il Palio dei Navicelli e il Torneo di San Giovanni.
Da qualche anno Firenze ha acquistato un primato nel campo della moda, di cui si tengono periodiche presentazioni con sfilate di modelli che hanno assunto in breve volgere di tempo un'altissima fama internazionale.



Gastronomia fiorentina

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La cucina fiorentina è costituita da ricette semplici, spesso preparate con ingredienti poveri e genuini: il pane, l’olio, le verdure. I
l fiore all’occhiello della gastronomia fiorentina è ovviamente la celeberrima “bistecca”, che deve rigorosamente essere cotta alla brace, non sul gas, e restare al sangue.
Ma a Firenze la cucina non è solo bistecca, anche gli arrosti garantiscono pranzi indimenticabili, e si assaggiano primi piatti irripetibili, in particolar modo le zuppe. “Ribollita” e “pappa al pomodoro” devono essere gustate almeno una volta, condite con un filo di olio extravergine d’oliva di produzione locale.
Sono da segnalare, inoltre, la “fettunta” con il pane e l’olio dei frantoi toscani, le panzanelle a base di pane raffermo e pomodoro, i fritti misti di carciofi, cervella e zucchine, i fegatelli di maiale.

Deliziosi sono anche i dolci e i biscotti artigianali prodotti dalle pasticcerie della città, segnaliamo in particolare: i Cenci (nastri di pasta dolce, fritti e cosparsi di zucchero), i Brigidini (cialde al sapore di anice), i biscottini di Prato e allo Zuccotto.
Il tutto viene accompagnato dai famosi vini Toscani, del Chianti e delle zone limitrofe: il vino rosso, robusto e saporoso; il vino bianco, più aggraziato; i vini dolci e il "vin santo".
Da segnalare inoltre, i liquori Alchermes e liquori zuccherati ideali per farcire o accompagnare i dolci.



Sport

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Firenze offre la possibilità di praticare varie attività sportive come il calcio, il basket, la pallavolo, il tennis, l’atletica leggera, la boxe, il nuoto, il pattinaggio ecc.

Il Comune possiede, infatti, numerose strutture sportive: stadi per il gioco del calcio, ippodromi, campi da tennis, piscine, un campo di golf a 18 buche dell'Ugolino, campi di tiro a segno e di bocce; centri di canottaggio e di pallanuoto; centri ippici e società di equitazione; un Aero Club; piste di pattinaggio, ecc.
Moderni complessi sportivi sorgono a Coverciano, a Bellariva, alle Cascine e al Campo di Marte.
Inoltre, per fare un po’ di movimento all’aria aperta si puo’ andare al Giardino di Boboli, oppure fare un’escursione in mountain bike nella campagna attorno a Firenze.
Si possono anche noleggiare biciclette in città, ma naturalmente bisogna fare i conti con il traffico.



Collegamenti

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In auto
Firenze è ben collegata con il resto dell'Italia attraverso diversi tratti autostradali.
Chi percorre l'Autostrada del Sole-A1 può uscire a Firenze Sud. Chi proviene dalla costa Tirrenica, Autostrada Firenze-Mare, deve invece uscire a Firenze Nord.
In Treno
Firenze è collegata con veloci treni Intercity ed Eurostar con le maggiori città italiane e con gli Eurocity con le maggiori capitali europee.
La città dispone di quattro stazioni ferroviarie: Santa Maria Novella (la principale), Rifredi, Campo di Marte, Porta al Prato.
La stazione principale è quella di Santa Maria Novella, situata in pieno centro cittadino.

In aereo
L'aeroporto internazionale "Amerigo Vespucci" è collegato con le maggiori città europee e dista dal centro della città 4 km.
Da esso si raggiunge la città e viceversa con gli autobus Ataf e Sita dalla stazione Santa Maria Novella, taxi e con la navetta Vola in bus con partenze ogni mezz'ora dall'aeroporto.

L'Aeroporto Rifredi, poi, pur non consentendo collegamenti internazionali diretti con Firenze, copre molte tratte europee spesso con voli low cost.



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