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Napoli (NA)
Storia, cultura, folklore e curiosit? di Napoli

 


Storia

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Napoli è una stupenda città che si estende nel Golfo di Napoli ed è dominata dal Vesuvio;
è famosa in tutto il mondo per le sue bellezze artistiche e naturalistiche e per le testimonianze del suo storico passato.
Le sue origini storiche risalgono al secolo VII quando i coloni greci di Cuma fondarono, durante le lotte con gli Etruschi, una nuova colonia che prese il nome di "Neapolis", (nuova città) in contrapposizione con la preesisteste Palaepolis (vecchia città), fondata secoli prima sulla tomba della mitologica sirena Parthenope.
Da qui il termine 'partenopeo', usato oggi per indicare ciò che pertiene al capoluogo campano.

Nel 326 a.c.  si alleò con Roma e nel 90 a.C. divenne municipio romano, in competizione con Pozzuoli, e fu distrutta dai seguaci di Silla nell’82 a. C.
Nel corso della guerra greco-gotica, malgrado assedi e saccheggi, si mantenne autonoma grazie all'autorità vescovile che la protesse dai longobardi. Seguì alterne vicissitudini durante l'epoca imperiale e fu saccheggiata più volte.

Nel 1139 venne conquistata da Ruggero II e aggregata al grande Regno di Sicilia, nel 1194 passò agli svevi, sotto lo scettro prima di Enrico VI e poi di Federico II, fondatore nel 1224 dell'università che tutt'oggi porta il suo nome.

La conquista angioina (1266) segnò per Napoli, preferita a Palermo da Carlo I, il destino di capitale politica e culturale del Mezzogiorno d'Italia, una capitale cui lo stesso Carlo e i suoi successori diedero veste monumentale.

Il prestigio della città si rafforzò ulteriormente con gli aragonesi, che nel 1442 strapparono agli Angiò-Durazzo il Regno di Napoli e lo dominarono fino al 1503, quando, coinvolto nelle guerre franco-spagnole, venne ridotto a vicereame alle dirette dipendenze della Spagna.

Il lungo periodo dei viceré spagnoli (la figura più eminente fu don Pedro de Toledo, che regnò fra il 1532 e il 1553) aggravò le condizioni sociali di Napoli, dando origine al fenomeno del sovraffollamento e registrando avvenimenti drammatici: l'eruzione del Vesuvio nel 1631; la rivolta del 1647 capeggiata da Masaniello; la peste e il terremoto del 1656, che determinarono demolizioni e speculazioni tali da far scrivere a Carlo Celano, nel 1692, che gli architetti in quel tempo fecero più danni che il terremoto stesso.

Successivamente nel corso della Guerra di successione spagnola, l'Austria conquistò Napoli e la tenne fino al 1734, quando con Carlo III di Borbone - dopo la guerra di successione polacca - il regno tornò indipendente.

Sotto Carlo III Napoli divenne una delle principali capitale europee, e l'opera di Carlo (che nel 1759 lasciò Napoli per assumere la corona di Spagna) fu continuata dal figlio Ferdinando IV, finché non venne rovesciato dalle correnti rivoluzionarie e dalle truppe francesi nel 1799.

La Repubblica Napoletana sorta nel 1799 sul modello di quella francese ebbe vita breve ma intensa, non incontrando però mai il favore popolare essendo i suoi esponenti intellettuali molto lontani dalla conoscenza delle necessità reali del popolo.

La Repubblica inoltre, sebbene non riconosciuta dalla Francia, fu di fatto sottoposta a una "dittatura di guerra" francese che ne limitò di molto l'autonomia e la costrinse a sostenere le ingenti spese causate principalmente dalle richieste dell'esercito francese costantemente in armi sul suo territorio.
A questo si aggiunse una fortissima repressione contro gli oppositori del nuovo regime che certo non aiutò a conquistare le simpatie popolari (alcune fonti parlano di oltre 1500 persone condannate a morte e fucilate dopo sommari "processi politici" in tutto il Regno).

La Repubblica fu comunque spazzata via dopo pochi mesi dalle armate dei cosiddetti "lazzari" (i popolani napoletani filo-borbonici) comandati dal cardinale laico Fabrizio Ruffo, appoggiato dalla flotta inglese.
La riconquista di Napoli da parte di Ferdinando fu però segnata dalla repressione nei confronti dei maggiori esponenti della Repubblica Napoletana, seguita da circa un centinaio di esecuzioni.

Dopo pochi anni, comunque, nel 1806, Napoleone s'impadronì del Regno, ponendone prima la corona sulla testa del fratello Giuseppe e poi su quella del cognato Gioacchino Murat.

Questi due Sovrani diedero al Regno nuove istituzioni tecniche e scientifiche ed un'amministrazione comunale moderna, che vennero conservate dai Borboni, insediatisi nuovamente nel 1815, e che anzi cercarono di dare uno slancio all'industrializzazione pubblica, sotto il Regno di Ferdinado II.

Ritornato in mano a Ferdinando e ai Borbone, nel 1860 il Regno delle Due Sicilie, fino ad allora indipendente, fu conquistato dai Giuseppe Garibaldi e poi dalle truppe del Regno di Sardegna e annesso al Regno d'Italia, nonostante una guerra di resistenza durata circa un decennio e chiamata con il termine dispregiativo di brigantaggio.

Da allora è iniziato un lento declino per la città che, da capitale di un florido regno, si è ritrovata abbandonata a se stessa in un contesto nazionale per lo più ostile e indifferente.

Il periodo successivo all'unificazione d'Italia (1860), fu caratterizzato da gravi problemi economici e politici.

Da quel momento la storia di Napoli si inserisce nella storia d'Italia: tra le benemerenze della città, duramente provata dai bombardamenti nella seconda guerra mondiale, meritano ricordo le quattro giornate di lotta popolare, che la liberarono dall'occupazione tedesca (25-28 settembre 1943) per le quali la città di Napoli fu insignita della Medaglia d'Oro al Valor Militare.



Caratteristiche fisiche

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Napoli città d'arte, è il capoluogo della regione Campania e della omonima provincia.
Con quasi un milione di abitanti è la terza città italiana e la prima del sud Italia.

La città di Napoli è situata nel lato mediano del Mediterraneo a metà della costa tirrenica della penisola, nella parte più interna dell'omonimo golfo, mentre la sua provincia abbraccia la regione intorno al golfo stesso.

Comprende parte della penisola sorrentina, il Vesuvio, i Campi Flegrei, le isole partenopee e una piccola parte del piano campano, appoggiandosi per breve tratto all'Appennino.

Il clima e le attrattive naturali e artistiche ne fanno una meta tra le più interessanti dal punto di vista turistico.

La stagione ideale per visitare Napoli è l'estate per ammirare il paesaggio meraviglioso delle spiagge e del mare e per esplorare i vicoli dei paesini arrampicati sui monti.



Monumenti

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Napoli con i suoi numerosi beni architettonici è una città d'arte di straordinario valore.

Il Palazzo Reale di Napoli nasce per volontà del viceré Fernandez Ruiz de Castro, che nel 1599 volle costruire a Napoli una reggia capace di ospitare sfarzosamente il sovrano e la corte spagnola.
Esso fu realizzato da Domenico Fontana (di cui particolarmente notevole è la monumentale facciata su Piazza Plebiscito) e rimaneggiato più volte dai vari sovrani.
Ad esso si accede tramite un monumentale scalone in marmo bianco decorato nella parte inferiore da bassorilievi allegorici.
Nella facciata si apre una serie di archi e di nicchie; all'interno di queste ultime, i Savoia vollero far porre 8 statue rappresentanti i più illustri sovrani delle varie dinastie ascese al trono di Napoli: Ruggero il Normanno, Federico II di Svevia, Carlo I d'Angiò, Alfonso I d'Aragona, Carlo V d'Asburgo, Carlo III di Borbone, Gioacchino Murat, Vittorio Emanuele II di Savoia.

Prima sala a destra dello Scalone è il Teatrino di Corte, allestito da Ferdinando Fuga nel 1768.
La sala è decorata con stucchi bianco e oro e conserva le originarie 12 statue in cartapesta raffiguranti Apollo, Minerva, Mercurio e le nove muse.
Tre anticamere introducono alla Sala del Trono: il trono, databile intorno al 1845-50, è in stile impero;
il baldacchino di velluto e galloni dorati risale al XVIII secolo e proviene dal Palazzo Reale di Palermo.

Il soffitto neoclassico raffigura l'estensione del regno delle Due Sicilie nel 1818. Suggestivi sono anche i giardini, mentre di fondamentale importanza culturale è la ricchissima Biblioteca Nazionale, ospitata nella parte posteriore del complesso.

La Reggia di Capodimonte fu voluta, per la città di Napoli, dal sovrano Carlo III di Borbone, che intendeva con essa impreziosire la sua vasta riserva di caccia sulla verde collina di Capodimonte.
La costruzione del palazzo, progettato da Giovanni Antonio Medrano, cominciò nel 1738 e durò per circa venti anni, con gran ricercatezza nei materiali e nelle rifiniture;
al completamento della costruzione, Carlo III vi trasferì la preziosa collezione Farnese, ereditata dalla madre.
Alla morte del sovrano, il suo successore Ferdinando IV incaricò l'architetto Fuga di ampliare la reggia e risistemare il parco, con l'importante contributo di specialisti provenienti dal Real Orto Botanico.
Ne venne fuori un edificio longitudinalmente imponente, con la successione in asse di tre ampi cortili porticati e intercomunicanti, aperti verso l’esterno con ampi fornici.

Le facciate, in rigoroso stile Dorico e di misurato gusto neocinquecentesco, sono ritmate da forti elementi architettonici in piperno grigio che contrastano sapientemente con il rosso napoletano delle pareti intonacate.

Gli interni sono costituiti dall’Appartamento Reale e da una serie interminabile di saloni destinati ad attività di rappresentanza, allestiti con dipinti, per lo più della Collezione Borbonica e della Collezione Farnesiana e, poi, sculture, arredi e raffinati oggetti di arti decorative del XVIII - XIX secolo.

Nei saloni ospita opere di Michelangelo, Raffaello, Botticelli e Caravaggio, nonché un'importante collezione di porcellane.
Dal 1950 è diventata Museo Nazionale ed ospita collezioni di arte medioevale e moderna e il ritorno della collezione.  Il vasto parco che circonda il palazzo è il principale polmone verde della città e meta favorita delle famiglie napoletane nei finesettimana.

Il Teatro San Carlo, inaugurato il 4 novembre del 1737 è il più vecchio teatro d'opera attivo oggi in Europa.
Nel 1816 fu restaurato in seguito a un incendio, e l'attuale facciata, la loggia e l'atrio risalgono ad allora. Si trova nell'omonima via, in corrispondenza di uno dei lati del Palazzo Reale, e di fronte all'ingresso principale della Galleria Umberto.
La sala è caratterizzata da sei piani, con 184 palchi, e, in posizione centrale, lo splendido palco reale, sormontato dalla corona del Regno delle Due Sicilie.
Dal 1812, è qui ospitata la Scuola di Ballo del Teatro San Carlo. Tra i direttori artistici del teatro si annoverano Gioacchino Rossini e Gaetano Donizetti.

La Galleria Umberto I venne costruita a fine Ottocento, dopo la grave epidemia di colera del 1884. Infatti, la sua realizzazione faceva parte di un programma di risistemazione di una serie di zone del centro storico della città, che erano allora troppo densamente abitate e malsane.
La Galleria è caratterizzata da una maestosa copertura in ferro e vetro, alta 57 metri, e da un pavimento di notevole bellezza, realizzato in marmi policromi.
Essa  venne inaugurata ufficialmente il 10 novembre 1892 dal sindaco Nicola Amore, e divenne tra fine '800 e inizio '900 il centro artistico e mondano della città (vi si trovava il celebre salone Margherita, che ospitò i maggiori artisti del varietà).

Frequentato fino al 1912 dalla migliore aristocrazia di pensiero e di sangue, cominciò a decadere fra le due guerre fino a ridursi a sala cinematografica di infimo ordine.
Dopo una fase di decadenza nel periodo tra le due guerre, oggi è un ampio ed elegante salotto cittadino, con bei negozi, ritrovi ed uffici: sicuramente uno dei principali gioielli della città, che completa una zona già ricca di monumenti, strade e piazze importanti.

La città di Napoli possiede ben 4 castelli, siti in zone distinte della città, e con storie e origini diverse.

Il più noto e caratteristico è sicuramente il Castel dell'Ovo, la cui sagoma è una prerogativa inconfondibile della città e del suo lungomare.
Esso sorge sull'isolotto di Megaride, dove nel VII secolo a.C. sbarcarono i Cumani che fondarono Partenope.
Vi fu costruita la villa del romano Lucio Licinio Lucullo, fortificata da Valentiniano III e che ospitò il deposto ultimo imperatore romano Romolo Augustolo, mortovi poco dopo.
Dopo alterne vicende, nel XII secolo fu ricostruito dai Normanni e poi ristrutturato dagli Aragonesi.
La suggestione del luogo è straordinaria: la fortezza-cittadella offre, inquadrati dalle architetture antiche, squarci panoramici indimenticabili sul Golfo della città.

Strade con gradoni in pendenza e mura possenti spianate panoramiche ne fanno un monumento di eccezionale bellezza, oltre che di grande interesse storico.
Notevole la maestosità della fortezza e la terrazza dei cannoni.
Molto caratteristico il Borgo marinaro che si sviluppa alla base dell'edificio.
Attualmente vi si svolgono mostre e convegni e l'ingresso è libero.

Il Maschio Angioino o Castel Nuovo che domina Piazza Municipio, varco di accesso al porto, ed è il primo monumento in cui ci si imbatte arrivando a Napoli dal mare. 
Il Maschio Angioino fu costruito tra il 1279 e il 1282 da Carlo I d'Angiò ed adibito a palazzo reale sotto la sua dinastia.
Sotto Roberto d'Angiò vi soggiornarono tra gli altri Petrarca e Boccaccio.
Dopo la conquista aragonese, il castello fu rinforzato e assunse la conformazione attuale più vicina a quella di fortezza. Imponenti le cinque torri di piperno e tufo che delimitano le spesse mura.  L'ingresso e' un celebre "Arco di Trionfo" in onore di Alfonso I d'Aragona (attualmente, 1988, in restauro).
Notevoli la Sala dei Baroni con la volta a costoloni e la Cappella Palatina.  Oggi l'edificio ospita il Museo Civico.

Il Castel Sant'Elmo fu edificato sulla cima della collina del Vomero verso il 1275 da Carlo I d'Angiò col nome di Belforte.
Nel corso dei lavori, terminati nel 1343, il palazzo fu trasformato in Castello.

Tra il 1537 e il 1547 il castello fu ricostruito su commissione dal viceré Don Pedro de Toledo e prese la caratteristica configurazione con impianto stellare a sei punte. Il Castello fu teatro di molti avvenimenti storici e prigione di personaggi illustri come Tommaso Campanella e di molti patrioti napoletani.
Oggi ospita spesso eventi di livello internazionale grazie alla sua vastità e imponenza e grazie al bellissimo panorama che offre sulla città.
La vasta piazza d'armi e gli spalti monumentali offrono un panorama indimenticabile della città e di tutto il golfo.
Castel Sant'Elmo è oggi un centro polifunzionale per attività e iniziative culturali: dalle grandi mostre d'arte antica e contemporanea, allo spettacolo e all’organizzazione di forum e convegni, in una cornice naturale di indimenticabile bellezza.
Il castello è sede della Soprintendenza Speciale per il Polo Museale Napoletano, della Fototeca della Soprintendenza, della Biblioteca di storia dell'arte 'Bruno Molajoli' ed ospita il nucleo Tutela Patrimonio Artistico dei Carabinieri.

Il Castel Capuano, nella zona orientale della città, infine, è il meno noto dei quattro.
Fondato nel dodicesimo secolo da Guglielmo I , ampliato da Federico II e restaurato da Carlo d'Angiò, prende il nome dalla vicina Porta Capuana, uno degli antichi accessi alla città.
Da secoli utilizzato quale palazzo di giustizia, conserva alcune decorazioni e la bella Cappella della Sommaria.

Guardando la città dall'alto la prima cosa che attira l'osservatore è l'enorme numero di cupole e croci che contraddistinugono le molteplici chiese.
Napoli è infatti caratterizzata dal vastissimo numero di edifici religiosi storici.

Tra i principali la Chiesa di Santa Chiara fu edificata tra il 1310 e il 1340 per volere di Roberto d'Angiò e della regina Sancia, che ne affidarono la costruzione all'architetto Gagliardo Primario.
L'edificio fu collegato a un monastero di Clarisse, per rendere omaggio alla repressa vocazione della sovrana per la vita di clausura.

L'edificio, dalle belle forme gotico-provenzali, fu ampiamente ristrutturata in stile barocco tra il XVII e il XVIII secolo. Il magnifico riarredo settececentesco fu gravemente danneggiato da un incendio, scoppiato durante i bombardamenti del 1943.
L' opera di ricostruzione del dopoguerra ha restituito l'edificio al suo antico splendore Gotico, ripristinandone il grande valore storico ed artistico.
L'edificio, costruito in tufo e con alcuni elementi in piperno, presenta una facciata con pronao a tre archi ogivali e con un unico spettacolare ornamento, un rosone di 8 m. di diametro, decorato da un raffinato traforo marmoreo.

Poco distante si erge il campanile, separato dalla struttura, fu iniziato nel 1328, ma completato solo nel '500, quando fu dotato anche di cinque campane; queste, cadute per il bombardamento del 1943, furono rimesse al loro posto nel 1949.
L'ampio portale in marmi rossi e gialli, posto al di sotto del rosone, è sormontato dalla decorazione sugli stipiti e dallo stemma della Regina Sancia.
L'interno, a una sola navata e con dieci cappelle per ciascun lato, e' assai sobrio, e conserva opere che risalgono per lo piu' ai secoli XIV e XV.
Adiacente alla chiesa è il coro delle Clarisse, che conserva l'originaria struttura trecentesca e resti degli originali affreschi attribuiti a Giotto e alla sua bottega.
Di qualità artistica notevole è il chiostro maiolicato delle Clarisse: originariamente di matrice gotica, questo fu trasformato nel 1742 da Domenico Antonio Vaccaro che ne rivestì la struttura e i ben 72 pilastri ottagonali di stupende mattonelle policrome in gusto rococò, disegnate dallo stesso Vaccaro e realizzate dai "riggiolari" napoletani Donato e Giuseppe Massa.

I pilastri, intervallati da sedili, sono decorati con motivi a tralci di viti e glicini, che si avvolgono a spirale fino al capitello di sostegno del pergolato. Sulle spalliere dei sedili, anch'essi maiolicati, sono rappresentati motivi agresti, marinari e mitologici.

Il chiostro vede la presenza di due ampi viali interni che si incrociano al centro e da ampie aree a giardino, prevalentemente destinato ad agrumeto; come si intuisce anche dai temi delle decorazioni, all'epoca esso si caratterizzava più come giardino di delizie che come luogo semplicemente destinato al raccoglimento e alla preghiera.
Oggi è un efficace rifugio per chi cerca un angolo di quiete e silenzio nel cuore della città.

La Chiesa del Gesù Nuovo è sita nella piazza omonima, nei pressi di Santa Chiara.
Inaugurata nel 1597, fu voluta dai gesuiti ed edificata sul sito dove già si trovava il palazzo Sanseverino del principe di Salerno.
L'interno è fastoso, per il rivestimento delle pareti in marmi policromi e per la ricca decorazione di altari e cappelle.
L'altare maggiore è fatto di marmi rari, bronzi dorati e pietre preziose.
Sopra una base di marmo nero si innalzano tre bassorilievi di bronzo: a sinistra la "Cena di Emmaus", a destra la "Promessa dell'Eucaristia a Cafarnao", e al centro la riproduzione della "Cena di Leonardo da Vinci".
Al disopra, insiemi a simboli didattici e storici riguardanti il mistero eucaristico, sporgono da medaglioni a forma di conchiglie otto busti di Santi che particolarmente si distinsero per la glorificazione dell'Eucaristia: da sinistra a destra sono S. Giuliana da Liegi, S. Stanislao Kostka, il Beato Lanfranco da Canterbury, S. Tommaso d'Aquino, S. Francesco Borgia e S. Gaetano Thiene.

Nelle pareti ai due lati dell'Altare Maggiore si aprono due coretti in marmo rosso, su portali anch'essi marmorei, e le due cantorie con grandi organi seicenteschi.
L'abside è dominata da una scenografica composizione in marmo con sei grandi colonne, al centro delle quali c'è la grande statua dell'"Immacolata", posta su un grande blocco di marmo sostenuto da un gruppo di angeli e le statue laterali degli Apostoli Pietro e Paolo.

 Di rilievo è anche l'imponente sacrestia, alla quale si accede attraverso un importante portale di Cosimo Fanzago; rivestita da armadi lignei del XVII secolo, venne affrescata nella volta barocca da Aniello Falcone.

Il Duomo di Napoli sorge intorno a due antiche basiliche paleocristiane, Santa Restituta e la Stefania . La costruzione del Duomo fu voluta da Carlo I d'Angiò, proseguì durante il regno di Carlo II (1285-1309) e fu completata nel primo ventennio del trecento da Roberto d'Angiò.
La Chiesa, danneggiata da vari eventi sismici, fu spesso restaurata e rimaneggiata e presenta quindi notevoli sovrapposizioni di stili.
L'intervento che più di ogni altro trasformò l'impianto originario, fu quello del seicento che sovrappose decorazioni barocche alle forme gotiche.
L'attuale facciata pseudo neogotica, rifatta da Enrico Alvino alla fine dell'ottocento, conserva il portale gotico del 1407 fatto da Tino di Camaino;
i due portali laterali sono anch'essi tardo gotico come l'altissima guglia con l'incoronazione della Vergine, interessanti sono solo i portali in "gotico-fiorito" opera dell'abate Antonio Baboccio da Piperno che operò a Napoli negli ultimissimi anni del Trecento e il primo decennio del Quattrocento.
L'interno, a croce latina coperto da un soffitto in legno intagliato e dorato del 1621, è a tre navate divise da pilastri che inglobano 110 antiche colonne di granito.
Di grosso interesse è la fonte battesimale che presenta su un gambo di porfido una preziosa vasca di basalto egiziano, di provenienza pagana, con tirsi e maschere bacchiche di pura fattura greca.
Fulcro della chiesa, la Cappella  di San Gennaro ,  un esempio di fasto barocco cui concorrono marmi e affreschi, rilievi e reliquiari d'argento 
All'interno è custodito il cosiddetto "Imbusto", busto reliquiario, capolavoro di scultura Gotica, con il cranio e la teca contenenti il "Sangue di San Gennaro", che miracolosamente si scioglie due volte l'anno: a Maggio e a Settembre.
Nel transetto ci sono le Cappelle Minutolo (di antica architettura Gotica) e Tocco (con un pavimento realizzato nel '200), tele di Francesco Solimena, Luca Giordano e un dipinto dell'"Assunta", opera del Perugino e di allievi della sua bottega.
Sotto il presbiterio si trova la Cappella Carafa, elegante esempio di architettura napoletana del Rinascimento.

La Chiesa di San Domenico Maggiore fu eretta per volere di Carlo II d'Angiò tra il 1283 e il 1324 in forme gotiche.
Divenne in seguito la chiesa madre dei Domenicani a Napoli.
L’ingresso principale conserva il portale trecentesco a fasce marmoree policrome stretto tra due cappelle rinascimentali e coperto da un pronao settecentesco.
La Chiesa presenta una pianta a croce latina a tre navate con cappelle lungo le navate stesse e ai lati del presbiterio.
Particolare menzione meritano i monumenti funebri e altari scolpiti nelle cappelle, testimonianza della fioritura della scultura napoletana del Cinquecento (opere di Girolamo Santacroce, Tommaso Malvito e Giovanni da Nola).
Ricordiamo in particolare  il seicentesco altare maggiore a intarsi marmorei è opera di Cosimo Fanzago, e importanti affreschi e dipinti, che portano la firma tra gli altri di Francesco Solimena e Andrea Vaccaro.
Da questa chiesa provengono poi altri due importantissimi dipinti, la Flagellazione di Caravaggio di Andrea Vaccaro, copia del dipinto di Caravaggio  e l'Annunciazione di Tiziano, che sono oggi ospitati nel museo di Capodimonte.

La Cappella San Severo fu costruita per voto alla Madonna dal duca Giovan Francesco di Sangro di Torremaggiore nel 1590, come cappella di famiglia affinchè accogliesse le spoglie dei suoi membri; divenne poi chiesa nel 1608. Colui che l'arricchì di tante preziose opere d'arte, fu il principe Raimondo intorno al 1750.

E' chiamata anche Santa Maria della Pietà di Sangro o Pietatella, da una leggenda relativa all'immagine della Vergine che si trova sull'altare maggiore.
La struttura a navata rettangolare è arricchita dagli affreschi di Francesco Maria Russo e presenta capolavori scultorei del '600 e del '700 di altissimo valore, tra cui la "Deposizione" di Francesco Celebrano, la "Pudicizia" di Antonio Corradini e il "Disinganno" di Francesco Queirolo.

Le principali opere per cui la cappella è maggiormente conosciuta sono il "Cristo Velato" di Giuseppe Sanmartino del 1753 in cui sgomenta la capacità artistica di riprodurre l'effetto del velo marmoreo sul corpo del Cristo (posta attualmente al centro della cappella), e le misteriose "Macchine Anatomiche", due corpi umani cui il principe, con un preparato di sua invenzione, ha tolto "l'involucro" corporeo, metallizzando l'intero sistema delle vene e delle arterie.
Il pavimento era legato a significati esoterici; di esso restano pochi elementi recanti un disegno labirintico, allusivo del percorso iniziatico alla massoneria, realizzato in bianco e nero, colori del bene e del male.
Tramite una piccola scala si giunge nella cripta al di sotto della navata.

La Chiesa di San Francesco di Paola, che caratterizza la splendida piazza del Plebiscito, fu realizzata , tra il 1816 e il 1836.
La basilica è dedicata al santo calabrese che a Napoli si era stabilito, amato dal popolo e dai sovrani d'Aragona, in segno di risarcimento per un torto subito; in precedenza infatti, in corrispondenza dell'attuale centro della piazza, esisteva un convento dedicato a San Francesco di Paola, che fu fatto distruggere da Gioacchino Murat durante il cosiddetto decennio francese.
Murat volle ampliare la piazza e trasformarla nel foro della città, e contestualmente ordinò la costruzione del colonnato semiellittico, in stile neoclassico.
Nel 1815, con la restaurazione borbonica, Ferdinando IV, pur conservando il colonnato, fece costruire la basilica per onorare e risarcire il santo, ma anche per consacrare il ritorno della propria casata sul treno del Regno delle Due Sicilie.
La pianta della chiesa è circolare, coperta da una imponente cupola che imita quella del Pantheon, con lacunari e rosoni di pietra calcarea.
Il perimetro interno è scandito da trentadue colonne scanalate con capitelli corinzi, attraverso cui si intravedono sei cappelle laterali..
Il pavimento di marmo ideato dal Bianchi segue un complesso disegno geometrico.
L’altare maggiore in marmi policromi, pietre dure e lapislazzuli, disegnato da Ferdinando Fuga venne smembrato e trasferito qui dalla chiesa dei SS. Apostoli.
Sulla parete dell’abside è collocato il dipinto di Vincenzo Camuccini raffigurante S. Francesco di Paola che resuscita il giovane Alessandro (1830).
Il Papa Gregorio XVI rese indipendente questa chiesa dalla Curia di Napoli concedendole il privilegio di poter officiare le messe con l’altare rivolto verso i fedeli. Alle spalle della Chiesa, si innalza la collina di Pizzofalcone, sede dell'antica Palepolis, primo nucleo urbano della città; gli edifici che oggi l'urbanizzano sono ben visibili sul fondo della piazza.

La Chiesa di San Lorenzo Maggiore a Napoli fu costruita tra il XIII e il XIV secolo. I lavori di costruzione della chiesa ebbero inizio nel 1270, per volere di Carlo I d'Angiò, e furono affidati a valenti artisti francesi, che vollero l'abside in stile gotico francese.
Successivamente i lavori furono interrotti, per essere ripresi solo molti anni dopo, ad opera di architetti locali.
Rimaneggiato e consolidato in periodo barocco, l'edificio e' stato restituito all'originario stile gotico grazie a recenti restauri, che hanno eliminato le ricche decorazioni dell'interno, lasciando invece intatta la facciata: questa, realizzata nel 1742 dall'architetto Ferdinando Sanfelice, conserva ancora il trecentesco portale marmoreo con gli originari battenti in legno.
Alla destra della facciata vi è il campanile, terminato nel  1507. 
L'interno della chiesa è a croce latina, con un'unica navata.
Un maestoso arco apre l'accesso al transetto e all'abside che conserva il Sepolcro di Caterina d'Austria di Tino da Camaino.

Ricordiamo la cappella Cacace, del  1600 e la cappella di S. Antonio con le tele di Mattia Preti
Dal chiostro dell'adiacente convento, o da una porta posta all'interno della chiesa, prima del transetto, si accede infine agli scavi che mostrano la stratificazione dell'abitato in età  greco-romana e altomedioevale, con significativi resti di un macellum, il mercato cittadino, risalenti alla II meta' del I secolo a.C.  In un ambiente del convento, curiosa raccolta di presepi miniaturizzati entro gusci di noci.

Nella storia di Napoli, le fontane hanno avuto grande importanza, con un duplice ruolo: anzitutto quello di mezzo per la distribuzione delle acque, sorgive o provenienti da acquedotti, alla popolazione, e, in seguito, anche strumento di celebrazione del potere e della generosità dei sovrani che sul trono di Napoli si succedevano, e che ne promossero la costruzione in gran numero e in punti diversi della città.

Molte fontane di cui la storia ci riferisce non esistono più, altre sono state più volte modificate, razziate o spostate, ma comunque ne rimangono oggi moltissime, e sono qui di seguito riportate storia e fotografie delle più belle e monumentali.

La Fontana del Nettuno è una delle fontane più belle di napolie fu costruita per il viceré Enrico Guzman conte di Olivares. 
La struttura, gli elementi decorativi e la collocazione della fontana hanno subito molti cambiamenti nei secoli.
Per trent'anni decorò lo spazio antistante l'Arsenale fino al 1622, quando il duca d'Alba la fece spostare nella piazza del palazzo reale, poi da qui fu rimossa un'altra volta e collocata nello slargo di Castel dell'Ovo nel 1637.
Nemmeno qui la posizione fu ritenuta idonea per via dei possibili attacchi che la fortezza poteva subire dal mare, così alla fine del 1800, il Comune la fece collocare nell'attuale piazza Borsa, dove è rimasta fino al 2000, quando, anche per facilitare i lavori del cantiere della metropolitana, è stata restaurata e riportata nell'antica posizione in via Medina.

Ideata da Domenico Fontana al principio del '600, fu poi rimaneggiata da Cosimo Fanzago del quale sono i leoni, gli stemmi e la balaustra, mentre i mostri marini sono di Pietro Bernini e la statua del Nettuno è di Michelangelo Naccherino.

La fontana è costituita da una grande vasca, circondata da una balaustra intervallata da quattro scalette; ai lati di queste, acqua fluisce da bocche di leoni che, tra le zampe, custodiscono scudi della città.
Nella vasca centrale, due mostri marini versano acqua in una vaschetta adornata da figure simboliche, e, ai bordi, quattro delfini cavalcati da tritoni hanno la stessa funzione.
Al centro della fontana, su uno scoglio, due satiri e due ninfe reggono con la mano e con la testa una tazza su cui si erge la statua di Nettuno, mantenente un tridente da cui zampilla acqua.

La Fontana del Gigante o dell'Immacolatella si trova tra via Partenope e Via Nazario sauro alla banchina di S.Lucia.
La costruzione risale agli inizi del Seicento, per opera del Bernini e del Naccherino, e le due denominazioni derivano dalle prime collocazioni che ebbe: dapprima nei pressi del palazzo Reale (dove si trovava la statua del Gigante rinvenuta a Cuma), poi, dal 1815, al molo, di fronte alla costruzione detta dell'Immacolatella;
spostata in seguito al Carmine, e poi nei giardinetti di via S.Pasquale a Chiaia, trovò la collocazione definitiva nel 1905, quando il Comune decise di spostarla nella sua attuale collocazione nei pressi del castel dell'Ovo.

La Fontana è in marmo bianco e grigio, una vasca dal bordo curvilineo decorato con aquile, stemmi e fregi occupa la parte anteriore. Tre archi fiancheggiati da colonnine definiscono la struttura della fontana, quello centrale ospita la fontana a forma di coppa sostenuta da animali marini.
L'acqua nella fontana è versata dai due tritoni negli archi laterali, opera del Bernini, mentre le cariatidi recano frutta e cornucopie dell'abbondanza.
Alle estremità laterali due cariatidi sorreggono cornucopie. In alto, sugli archi, si trovano gli stemmi del vicerè, quello del re e quello della città.

La Fontana del Sebeto è una delle piu belle fontane rinascimentali-barocche, realizzata nel 1635 da Carlo Fanzago (figlio del piu celebre Cosimo) per volere del vicere Emanuele di Monterey.
Essa è collocata  alla fine di via Caracciolo, in corrispondenza del largo Sermoneta.
All'atto della costruzione (1635), era sita nell'attuale via Cesario Console, e fu commissionata dal viceré Manuel Zuñiga y Fonseca a Cosimo Fanzago, che vi lavorò insieme ai figli; fu portata in riva al mare, ai piedi di via Posillipo, nel 1939.

Il monumento si compone di uno zoccolo di piperno sul quale poggia la base in marmo con le tre vasche (quella centrale e la piu grande).
Ai lati si trovano due obelischi e le sculture di due tritoni, mentre in alto, sull'arco, vi sono una lapide e gli stemmi del vicerè, della città e del re. Al centro dell'arcata c'e la scultura che raffigura il fiume Sebeto.

La Fontana della Sirena si trova nel mezzo di piazza Sannazaro, ed è stata di recente restaurata e dotata di un efficace sistema di illuminazione.
Quando fu costruita, verso la metà dell'Ottocento, da Francesco Jerace, la fontana era sita nei giardini di piazza Garibaldi, nei pressi della stazione ferroviaria; fu portata nel luogo attuale nel 1924, contestualmente all'apertura della galleria Laziale, che collega piazza Sannazaro con Fuorigrotta.

La fontana è costituita da una vasca circolare interrata, e nella quale, su un grande scoglio, si trovano quattro animali marini su cui si erge la sirena, che tiene una lira tra le mani.

La Fontana detta "del Carciofo"  fu fatta costruire sul finire degli anni Cinquanta dall'allora sindaco della città, Achille Lauro, nel mezzo di piazza Trieste e Trento, a pochi metri da piazza Plebiscito, dal palazzo reale, dalla Galleria Umberto I e dal Teatro San Carlo.
La fontana è composta da un'ampia vasca circolare posta su una larga base con aiuola.
Al suo centro, una tazza contiene l'acqua che zampilla da un vaso centrale a forma di corolla. Il getto d'acqua principale sgorga dalla cima di una scultura metallica dalla forma di un carciofo.

La Fontana di Monteoliveto, o di Carlo II  fu fatta costruire, in via Monteoliveto, dal viceré Don Pietro Antonio d'Aragona, per celebrare il sovrano di Spagna.
I lavori iniziarono nel 1669 e si protrassero per vari anni, vedendo l'alternarsi di diversi scultori e molti ripensamenti sulle modalità di raffigurazione del sovrano, allora adolescente.

La fontana è costruita su una vasca polilobata a tre bracci, su cui si erge un piedistallo con tre leoni e tre aquile, e con gli stemmi del re, del vicerè e della città di Napoli.
Al centro, un obelisco piramidale termina con una base triangolare, su cui poggia la statua in bronzo del re (eseguita da Francesco D'Angelo su disegno del Fanzago).



Musei

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Il Museo Archeologico Nazionale di Napoli
fu costruito agli inizi del '600: con il nome di "Palazzo dei Regi Studi" era destinato a ospitare l'Università di Napoli., ma solo fra il 1834 e il 1860 divenne vero e proprio museo allorché Ferdinando IV vi trasferì i marmi della pregevole collezione Farnese.
Attualmente contiene un'ampia raccolta di manufatti risalenti all'epoca romana, provenienti dai siti di Pompei ed Ercolano, marmi, mosaici, nonché una delle più importanti raccolte egiziane, comprensiva di alcune delle mummie meglio conservate esistenti.

Di grande importanza è inoltre la collezione degli affreschi costituisce una ricca e importante testimonianza della pittura decorativa di epoca romana.
Si tratta di frammenti di intonaco dipinto prelevati dalla metà del '700 a tutto l'800 negli edifici dell'area vesuviana.
Tra i pezzi più significativi quelli distaccati da due ville, una a Boscoreale e l'altra a Boscotrecase, e della Basilica di Ercolano.

La Certosa di San Martino fu dedicata a San Martino vescovo di Tours, venne fondata nel 1325 per volere di Carlo, duca di Calabria, figlio di Roberto D'Angiò, che la volle in una posizione dominante sulla città, accanto al castello di Belforte (Castel S.Elmo). 
La chiesa, di tipico stampo barocco, si caratterizza per decorazioni pittoriche di Solimena, Vaccaro, Luca Giordano, Ribera e per gli interventi architettonici e scultorei dello stesso Fanzago;
notevoli sono il coro, le cappelle laterali e la sala del tesoro.

Un esempio splendido dell'arte napoletana seicentesca è costituito dal Chiostro Grande, caratterizzato da colonne di ordine dorico-toscano, dal cimiterino dei monaci certosini (con le bianche balaustre marmoree sormontate da teschi scolpiti), dalle statue del loggiato, dai busti dei santi certosini sui portali, dal finto pozzo nel centro e da numerosi alberi da frutto.
Oggi la Certosa ospita il Museo Nazionale di San Martino, che raccoglie testimonianze della storia politica, economica e socilae del Regno di Napoli attraverso dipinti, sculture, presepi e arti minori.

Si segnalano una preziosa collezione di presepi del '700 e '800 di cui il più completo è il noto presepe Cuciniello donato al museo nel 1879 e le collezioni di ceramiche, porcellane e vetri XVI-XIX secolo.

Da non perdere il Quarto del Priore, restituito alla sua originaria struttura architettonica, che ospita la Pinacoteca del Priore con opere del Corenzio, di Battistello Caracciolo, Solimena, Salvator Rosa, Ribera e Luca Giordano.

Dal Museo e dalla Certosa di San Martino si ammira uno straordinario squarcio panoramico sul Golfo di Napoli, dalla collina del Vomero.


Il Museo Pignatelli  è situato all'interno della neoclassica Villa Pignatelli, fu realizzato nel 1955, quando la principessa Rosina Pignatelli donò il parco e la villa con arredi, suppellettili e collezioni allo Stato italiano.
Il Museo raccoglie arredamenti, piccoli mobili dell'800, oggetti in argento, suppellettili in bronzo dorato, bronzetti e porcellane di diverse manifatture che mostrano l'interesse collezionistico dei Pignatelli per le arti applicate.
Lo scalone conduce al piano superiore dove è esposta la collezione d'arte del Banco di Napoli che comprende dipinti e statue databili fra il '600 ed il '900. 
Al museo è annessa una sezione (attualmente non visitabile perché in restauro) dedicata alle carrozze d'epoca (XIX e XX secolo) collezionate dal marchese Mario d'Alessandro di Civitanova.
Tra le carrozze esposte si segnalano quelle inglesi (fine XIX sec.), tra cui una "Mail Coach";
le carrozze da passeggio di fattura francese e accessori d'ogni genere: dai finimenti ai frustini con manici d'argento o d'avorio, ai morsi, alle briglie.

Gli ambienti della villa sono decorati e arredati secondo il gusto raffinato dei Pignatelli: la sontuosa sala da ballo e i salotti eleganti che conservano le fotografie e oggetti preziosi di porcellana e maiolica;
la biblioteca tappezzata dal parato in cuoio e oro; la sala da pranzo con i piatti, i cristalli e le posaterie di casa Pignatelli.

Il Museo Nazionale della Ceramica "Duca di Martina" presso Villa La Floridiana, opera dell'architetto neoclassico Antonio Nicolini, è ospitata una preziosa collezione di oggetti di arte applicata raccolta da Placido De Sangro, duca di Martina.

La collezione, appartenuta a Placido de Sangro, Duca di Martina, comprende circa seimila oggetti di produzione artistica "minore"; vetri, avori, ambre, lacche, coralli, tartarughe, smalti e soprattutto una splendida collezione di maioliche e porcellane.
Al primo piano sono conservate le porcellane di manifattura europea, fra le quali spiccano le raccolte della manifattura di Meissen, di Capodimonte e di Napoli dell'epoca borbonica, del marchese Ginori a Doccia, oltre alle porcellane francesi, tedesche e viennesi.
La prestigiosa Sezione di Arte Orientale è composta da oltre un migliaio di oggetti rari di manufatture cinesi e giapponesi in prevalenza in porcellana, ai quali si aggiungono bronzi, giade, lacche e smalti.
Porcellane cinesi del XVIII secolo, "bianche e blu" o denominate della "famiglia verde", "famiglia rosa o nera" a seconda della dominante cromatica dello smalto, e numerosi esemplari di porcellane giapponesi, in stile "Kakiemon" e "Imari": una delle più significanti e importanti raccolte in Italia per l'alta qualità delle opere e la ricchezza dei manufatti.
Al pian terreno un'importante raccolta di maioliche rinascimentali, seicentesche e ispano-moresche, vetri di murano e cofanetti.

Il Museo Artistico Industriale venne fondato nel 1882 per affiancare le attività didattiche dell’Istituto d'Arte, intitolato a Filippo Palizzi che ne fu direttore, affinché le sue raccolte artistiche potessero fungere da modello agli allievi e testimoniare le antiche tradizioni delle manifatture napoletane.

Le raccolte comprendono oltre 6000 manufatti, prevalentemente ceramici, e sono esposte in diverse sezioni.
Una sala è dedicata a Filippo Palizzi e conserva una serie di mattonelle in maiolica, alcuni vasi e notevoli bronzi.
Le altre sale conservano una selezione di prodotti realizzati nelle Officine della Scuola (dal 1882 al 1899), una sezione archeologica comprendente materiale ceramico rinvenuto a Cuma e Teano e reperti egiziani.
Di grande interesse e' la raccolta di mattonelle islamiche, ricca di esemplari databili dal XIII al XIX secolo, affiancata da manufatti orientali in porcellana, gres, bronzo e smalto.
Interessante anche la sezione dedicata alle collezioni di oggetti d'arte applicata provenienti dalle fabbriche italiane e straniere operanti a cavallo tra Otto e Novecento.

Il Museo Civico "G. Filangieri" venne fondato nel 1882 dal Principe Gaetano Filangieri(1824-1892) ha sede nel quattrocentesco Palazzo Como.
Attualmente raccoglie sculture e dipinti dal XIV al XIX sec., maioliche e porcellane italiane ed europee delle più importanti manifatture, armi orientali e occidentali del XV-XIX sec., ricami e merletti, monete e altri oggetti di arte applicata.
Riordinato ed organizzato per garantire una maggiore leggibilità degli oggetti esposti non ha perso nulla del fascino e del calore del suo originario allestimento che costituisce una testimonianza storica estremamente interessante.
Da segnalare una preziosa biblioteca e un importante archivio storico.

La Pinacoteca del Pio Monte della Misericordia ha sede al primo piano del Seicentesco Palazzo del Monte della Misericordia progettato da Francesco Antonio Picchiatti.
Al primo piano sono raccolte circa 130 tele prevalentemente del '600 e '700 e arredi storici di proprietà del Pio Monte della Misericordia, una delle maggiori confraternite nobiliari di beneficenza della città.
Tra le opere piu' significative troviamo un gruppo di 41 dipinti donati dal pittore napoletano Francesco De Mura e "Le Sette Opere di Misericordia" del 1607, capolavoro del Caravaggio.

La Pinacoteca Quadreria dei Girolamini
  ha sede in alcuni locali della casa dei padri dell'oratorio Girolamini, edificato nel XVI-XVII sec.
Sono esposte importanti opere a tema sacro, tra cui dipinti di Guido Reni, Luca Giordano, Jusepe de Ribera e Francesco Solimena, sculture e paramenti liturgici.
Da notare in particolare un "Crocifisso" duecentesco e "Fuga in Egitto", di Guido Reni Fa parte del complesso la Biblioteca settecentesca che conserva preziosi incunamboli e manoscritti, tra cui il fondo del filosofo napoletano Giuseppe Valletta.

La Raccolta d'Arte della Fondazione Pagliara ha sede presso  l'Istituto Universitario Suor Orsola Benincasa.
La Raccolta espone mobili, porcellane (XVI-XIX sec.), disegni, libri musicali e spartiti (XVIII-XX sec.) ed alcuni dipinti di scuola napoletana del '500 e '600;
"Le Stimmate di San Francesco", del Greco.
E' aperto al pubblico anche il "gabinetto delle stampe" con più di 15000 fogli (XVI-XX sec.).

Il Museo di Zoologia fu Istituito da Gioacchino Murat nel 1811.
La raccolta comprende un'importante collezione malacologica con un gran numero di specie mediterranee e esotiche, la collezione di oltre tremila uccelli imbalsamati e la collezione dei vertebrati, tra cui uno scheletro di una balenottera comune, lunga circa venti metri, arenatasi sulle spiaggie di Napoli nel 1928.
Di rilievo una raccolta di spugne e madrepore, i coccodrilli mummificati dell'antico Egitto e uno scheletro di elefante che apparteneva alla famiglia reale.

Il Museo di Paleontologia  è sito in ambienti prospicienti il chiostro del convento di S. Marcellino (XVI sec.).
Sono esposti fossili, animali e vegetali provenienti da vari giacimenti italiani e da altri paesi; manufatti litici e in ceramica dell'età del ferro; armi e utensili in ossidiana dell'età del bronzo rinvenuti nella Grotta delle Felci a Capri.
Tra le collezioni, si segnalano quelle dei mammiferi delle grotte di Cassino e di Campagna, quelle degli Invertebrati provenienti dalle province meridionali e la splendida collezione di pesci fossili proveniente da tre giacimenti della Campania.
Meritano di essere ricordati i tre ittiosauri del Lias del Wuttemberg (Germania), uno scheletro quasi completo di Sirenide del miocene, un cranio di Elephas antiquus italicus e un esemplare di palma fossile dell'eocene.

Il Museo di Antropologia, istituito nel 1881 e aperto per la prima volta al pubblico nel 1994, è ubicato nel bellissimo Collegio Massimo dei Gesuiti, assieme ai musei di mineralogia, zoologia e paleontologia.
Sono custodite collezioni archeologiche preistoriche, osteologiche umane e animali, etnografiche, provenienti dall'Italia e dall'Europa, dall'Asia occidentale e dalle Americhe; una collezione di 120 calchi facciali in gesso dipinto raffiguranti i tratti somatici africani e arabi, realizzati negli anni '30 da Lidio Cipriani.
Da segnalare una mummia boliviana, proveniente dall'area di Tiwanaku, centro cerimoniale delle Ande boliviane (700 d.C. circa) e uno scheletro umano del paleolitico della grotta Romanelli, in Puglia.
Il museo conserva anche un calco di scheletri umani rinvenuti nel sito di Ercolano.

Il Museo di Mineralogia  fu inaugurato da Ferdinando IV di Borbone nel 180.
Comprende una collezione generale di 20.000 esemplari, provenienti da tutto il mondo, classificati secondo la loro composizione chimica, una serie specializzata di reperti vesuviani e dei Campi Flegrei, il "Medagliere Vesuviano", curiosa raccolta di lave coniate come medaglie per ricordare personaggi o fatti storici, una raccolta di grandi cristalli e altre collezioni di tufi campani, meteoriti e strumenti mineralogici di grande interesse storico.

Da segnalare una coppia di grandi cristalli di quarzo ialino dal Madagascar, appartenuti alla famiglia reale, una pallasite rinvenuta nel 1740 in Siberia, una testa di Satiro scolpita dal Canova in un campione di marmo di Carrara con quarzo ed un goniometro a riflessione di A. Scacchi della prima metà dell'800.

Il Museo Nazionale Ferroviario di Napoli "Pietrarsa", è allestito nell'antico Opificio Borbonico di Pietrarsa e offre un interessante esempio di architettura industriale ottocentesca.
Comprende 46 locomotive e 10 carrozze, modelli di navi traghetto, macchine e utensili delle officine, arredi di antiche stazioni.
Si segnala il treno reale, composto da 11 vagoni costruito nel 1929 in occasione del matrimonio di Umberto di Savoia e Maria José del Belgio.
Il salone reale, che presenta il soffitto liberty d'oro zecchino e dipinto di blu, conserva un tavolo in mogano per 26 commensali.

Il Museo di Capodimonte ha sede nell'omonimo palazzo, grandioso edificio circondato da un bellissimo parco.
Nucleo essenziale delle raccolte, la collezione Farnese contava alla fine del settecento oltre 1700 dipinti, insieme ad una selezione di arti decorative altrettanto imponente e inestimabile.

Nel corso dell'ottocento il Museo si arricchisce di altre importanti sezioni: le collezioni borboniche, dipinti e oggetti preziosi provenienti da monasteri soppressi, da donazioni reali e di privati e da successive acquisizioni; e ancora i capolavori del cardinale Borgia, acquistati da Ferdinando I di Borbone nel 1817, antichità egizie, etrusche, volsce, greche, romane, tra cui il famoso Globo celeste.

Le opere sono sistemate secondo la scuola e l'epoca di appartenenza.
Si possono ammirare una Crocifissione di Masaccio, quadri di Luca Signorelli e Sandro Botticelli, del Correggio (la Zingarella), di Giovanni Bellini (Trasfigurazione), del Parmigianino, di Lorenzo Lotto, del Mantegna, di Palma il Vecchio (la Sacra Conversazione).
Di grande rilievo una serie di opere di Tiziano dipinte per la famiglia Farnese.
Tra i pittori del XVII secolo Guido Reni (Atalanta e Ippomene), Caravaggio (Flagellazione), Ribera (Il Sileno ebbro), El Greco e molti napoletani, o di scuola napoletana, tra cui Artemisia Gentileschi e Luca Giordano.
In tre sale sono esposte opere di pittori fiamminghi: Rubens, Van Dyck, Bruegel il Vecchio
Al primo piano è possibile visitare l’Appartamento Reale con le manifatture borboniche, tra cui le celebri porcellane. 
Vi sono porcellane bisquits delle manifatture di Sèvres, di Napoli e di Vienna (fine '700-inizio '800); porcellane della seconda metà del '700 delle manifatture di Meissen e Capodimonte; porcellane e maioliche della Real fabbrica di Napoli, di Vienna e di Sèvres.
Un vero e proprio gioiello è il Salottino di Porcellana, decorato in stile rococò.
Al secondo e al terzo livello ci sono la Galleria Napoletana e le sezioni dell’Ottocento e dell’arte contemporanea.

Il Museo dell'Opera di Santa Chiara è situato nel trecentesco monastero di Santa Chiara e ricostruisce la storia del complesso monumentale attraverso un allestimento che comprende materiale archeologico, storico, architettonico e artistico. Sono esposti reperti databili dal I al IV sec. d.C. rinvenuti nell'area di Santa Chiara, frammenti marmorei, sculture e preziosi paramenti sacri, reliquiari del XII e XIII sec. e opere lignee, tra cui "Hecce Homo" di Giovanni da Nola e un frammento della "Sacra Famiglia" del XVII secolo.

Il Museo Civico "Castel Nuovo" è situato all'interno del Maschio Angioino, costruzione edificata nel 1279.
L'itinerario museale inizia nella trecentesca Cappella Palatina (temporaneamente chiusa per restauro) che ospita i resti di un ciclo di affrechi di Giotto e della sua scuola.
La "Cappella delle Anime del Purgatorio", che presenta all'interno una decorazione barocca.
La "Cappella di San Francesco di Paola", che nel 1481 ospitò il Santo in viaggio per Parigi, ha una decorazione di stile barocco, ma degli antichi splendori sono rimaste solo tre tavole di Nicola Russo.

Al primo piano si osservano opere pittoriche, a carattere perlopiù sacro, del '400, '500, '600 e '700, ed esemplari di arte figurativa in argento, rame, bronzo e cristallo, dal corredo liturgico della chiesa dell'Annunziata. 

Tra le opere si segnalano la "Adorazione dei Magi" del 1519 di Marco Cardisco, una "Natura Morta" di Giuseppe Recco e il "Miracolo di S. Giovanni di Dio" del pittore napoletano Francesco Solimena.

Il secondo piano presenta tele del '700, '800 e inizi '900, con soggetti religiosi, patriottico-celebrativi, scene di guerra, vedute paesistiche, episodi di genere, scorci urbani; si ammirano inoltre due pannelli di porta dipinti da F. De Mura, una statua bronzea ed una testa fittile di V.Gemito.

Al terzo piano di prossima apertura, sono esposti i progetti di intervento di valorizzazione per le strutture urbane del Castel Nuovo, del Parco Virgiliano, della Galleria Umberto I e di quella Principe di Napoli. 

Il Museo del tesoro di San Gennaro
, adiacente al Duomo è stato inaugurato recentemente.
L’esposizione presenta gioielli, busti, statue, ostensori, tessuti pregiati e dipinti di inestimabile valore, raccolti in circa 500 anni e donati per devozione al Santo da sovrani, papi, uomini illustri o persone comuni.
Data la vastità del Tesoro, il Museo ha carattere permanente, presentando ogni anno un tema diverso. 
La prima esposizione riguarda “Gli Argenti”, una collezione di circa settanta capolavori dell’artigianato napoletano a cavallo fra il XIII e il XVIII secolo.
Il percorso museale è accompagnato da un itinerario sonoro che parte, nella prima sezione, dalle voci dei vicoli di Napoli, a sottolineare la forte appartenenza e aderenza con le radici della città, per poi articolarsi in una preghiera a San Gennaro nella sezione in cui sono esposti i busti d'argento dei compatroni che accompagnavano la processione di San Gennaro ed infine nella terza sezione, dove è esposto il reliquario del sangue donato nel 1305 da Carlo d'Angiò e che ancora oggi trasporta le ampolle del sangue in processione, è il canto evocativo delle parenti di San Gennaro a raccontarci il miracolo della liquefazione.

Nella quarta sezione, invece, sono protagonisti i canti antichi sacri del ‘600.
Del percorso museale fanno parte anche le tre sacrestie della Real Cappella del Tesoro appena restaurate, con dipinti di Massimo Stanzione, Luca Giordano, Farelli e Falcone.



Manifestazioni

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Il 17 gennaio si svolge la Festa in onore di Sant'Antonio Abate durante la quale nei rioni popolari vengono preparati i tradizionali cippi, i falò.
Sin dalla mattina nelle strade si ammucchiano pezzi di legno e roba vecchia, che a volte raggiungono dimensioni elevate, fino a quando non viene acceso il fuoco.

 Il 19 marzo si svolge la Festa di San Giuseppe e per le strade si vendono le tradizionali zeppole.

Dal 13 al 20 aprile si svolge la festa in onore della Madonna.
La Madonna del Carmine – che ricorre esattamente il 16 – si festeggia con manifestazioni folcloristiche e con l’ “incendio” del campanile con fuochi artificiali, in ricordo delle antiche vicende di guerra.

Il 19 settembre si svolge la festa di San Gennaro
In questo giorno ricorre il martirio del santo e in cui la città attende il miracolo.
La suggestiva cerimonia ha luogo nel Duomo dove, tra invocazioni e preghiere in dialetto, si attende la liquefazione del sangue, custodito in due piccoli balsamari vitrei di foggia diversa databili ai primi decenni del IV secolo.

Il 16 luglio si svolge la festa della Madonna del Carmine in Piazza Mercato.

Da novembre a dicembre, nelle vie adiacenti alla chiesa si tiene un vivacissimo e caratteristico mercato delle statuine per presepe, di ogni materiale, dimensione e soggetto.
 



Gastronomia di Napoli

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La gastronomia napoletana è tra le più ricche e originali cucine italiane.
Simbolo della cucina napoletana e di quella nazionale sono i maccheroni, Spaghetti e la pizza entrambi arricchiti da svariati condimenti.
Ottime le minestre preparate con le verdure della ricca terra vesuviana:
"La Maritata" con cavoli e carne di maiale, la "Parmigiana" di melanzane, gli zucchini "a' scapece" o in carpione e i peperoni imbottiti.
Ricordiamo inoltre, zuppe di pesce, di vongole, frittura di triglie e calamari, polpi affogati e il "fritto misto napoletano" che mescola carne, frattaglie, pesce e verdura in pastella con polenta, panzerotti ed altro servito caldo e croccante.
Altra pietanza fritta e gustosa è la "mozzarella in carrozza".

Per quanto riguarda la carne famosa è la "bistecca alla pizzaiola" con pomodoro fresco, la zuppa di soffritto (frattaglie di maiale) e di carne cotta (frattaglie di bue).

Anche la varietà di dolci ha reso Napoli famosa nel mondo , basti pensare al babà, i gelati, le sfogliarelle, la pastiera a base di ricotta, le zeppole, gli struffoli, i taralli, i casatielli, gli spumoni, i fiori d'arancio, la cannella, i canditi.

Il vino più conosciuto è il Lacrima Christi , ma vanno menzionati anche il limoncello ed il rosolio, liquori che, insieme al tradizionale caffè napoletano, accompagnano i dessert.



Sport

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Napoli é una città molto attiva sotto ogni punto di vista.
Per quanto riguarda lo sport, grazie numerosi gli impianti sportivi e le palestre, offre ai cittadini la possibilità di praticare diverse attività dal calcio, alla pallavolo, al basket, all’ atletica leggera, al nuoto.

Numerosi gli atleti napoletani che hanno regalato all'Italia titoli mondiali e olimpici.
Fra i tanti ricordiamo i fratelli Giuseppe e Carmine Abbagnale (campioni del canottaggio, sette titoli mondiali e due ori olimpici), il pugile Patrizio Oliva (tre titoli europei, uno mondiale e medaglia d'oro a Mosca) e il nuotatore Massimiliano Rosolino (un titolo mondiale e madaglia d'oro a Sidney);
anche un'altra giovanissima nuotatrice, Caterina Giacchetti, campionessa a livello europeo (quarta nei 200 m farfalla ai Mondiali di nuoto di Montreal nel 2005) e altri titoli di livello olimpionico.

Tra le squadre sportive ricordiamo: eccezione le squadre di pallanuoto (il Posillipo vanta nove scudetti, l'ultimo di quest'anno) e rugby e il Napoli Calcio che negli anni di Maradona conquistò 2 volte il titolo di Campione d'Italia e una coppa UEFA.
Fra le manifestazioni sportive fisse ricordiamo la maratona di nuoto Napoli-Capri-Napoli, il Gran Premio Lotteria di Agnano di Trotto ed il Giro Ciclistico della Campania.

Napoli, tra l'altro, ha accolto nel 2006 i mondiali di nuoto in acque libere.



Collegamenti

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Diversi sono i modi per raggiungere Napoli:

In treno
La Stazione ferroviaria più importante è la Stazione Centrale che e' in piazza Garibaldi.
Questa stazione e' ben collegata con il resto della citta' e con i dintorni grazie alla Linea 2 della Metropolitana (quella FS), l'interscambio con la Circumvesuviana (la linea ferroviaria che conduce alle cittadine intorno al vesuvio), gli autobus ed i tram cittadini e le corriere che arrivano nel resto della Campania.

La Stazione Napoli Mergellina è invece la stazione di riferimento per chi è diretto a Capri, Ischia e Procida, ma anche le Isole Eolie.

La Stazione Napoli Campi Flegrei è scalo per visitare le esposizioni fieristica "Mostra d'oltremare" e tutte le mete turistiche, siti archeologici e quant'altro nella zona da cui la Stazione prende il nome.

In Aereo
L' aereoporto di Napoli Capodichino e' situato vicino al centro della citta' (infatti e' a soli 5 min. di auto dalla Stazione Centrale e dal Centro Direzionale).
L’ aereoporto è collegato al centro della città di Napoli con un bus, chiamato Elibus, bus speciale dell'ANM che parte davanti gli arrivi dell'aeroporto e arriva in Stazione Centrale e in Piazza Municipio (quindi anche Molo Beverello).

In Auto
Napoli è facilmente raggiungibile dalle altre città grazie agli ottimi collegamenti autostradali.

In traghetto
Per chi viene dalla Sicilia, la Sardegna o dalla Tunisia può essere comodo raggiungere Napoli in traghetto o nave veloce.
Le principali compagnie a medio raggio sono Tirrenia, Medmar, TTT Lines e SNAV, attraverso le quali è possibile raggiungere le Isole del Golfo di Napoli (Procida Ischia Capri) e le Isole Pontine (Ponza Ischia Ventotene).



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