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Reggio Calabria (RC)
Alcune cose da sapere di Reggio Calabria

Reggio Calabria é la più meridionale delle provincie calabresi.
Conta circa 180.000 abitanti ed é racchiusa dall'Aspromonte ad est e dal mare ad ovest.

Il suo centro è delimitato dal Lungomare, dal Torrente Annunziata e dal Torrente Calopinace.

Comprende quasi 200 km di coste, caratterizzate da acque cristalline, cale e spiagge bianche di suggestiva bellezza.

La sua posizione favorevole permette inoltre di raggiungere in pochi chilometri la montagna e diverse località sciistiche quali Gambarie e la Sila.

Sorge sullo Stretto di Messina su cui si affaccia il suo porto, realizzato nel 1887, importante approdo per navi commerciali e traghetti per la Sicilia, le Isole Eolie e Malta.


Le origini

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E' opinione diffusa che Reggio derivi dal termine greco reghnumi che significa "rompere" riferito, dal punto di vista geologico, alla scissione della Sicilia e della Calabria.


Fondata, secondo molti storici, dai Calcidesi nell' VIII secolo a.C., fu distrutta nel 387 a.C. in seguito alle guerre contro Dioniso di Siracusa. Dopo tale dominazione la città cambiò il nome in Febea.


Dopo la distruzione della popolazione da parte di un presidio campano nel 280 a.C. e la devastazione dei Visigoti nel 410 la città raggiunse la massima fioritura sotto varie dominazioni (bizantina, sveva, normanna, aragonese e angioina) fino al '500.


Reggio iniziò il suo declino sotto i Barbari, situazione aggravata inoltre da epidemie e dal terremoto del 1783 che la distrusse completamente.


Dopo un periodo di crisi la città ha raggiunto negli ultimi anni un notevole sviluppo culturale ed economico, ottenendo così una nuova immagine di città fiorente grazie anche alla creazione di numerosi spazi pubblici e all'organizzazione di eventi culturali che rendono il cittadino fiero della sua città.



Chiesa Cattolica di S.Giuseppe

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Progettata da R. Pedace, fu più volte rasa al suolo dai terremoti.


La Chiesa, in stile gotico, fu costruita nel 1598. A causa dei terremoti del 1783 e 1908, fu più volte rasa al suolo. All’interno si possono ammirare una pala d’altare che raffigura la Madonna della Vittoria e Reggio Calabria, una tela di S. Filippo Neri e due quadri della Madonna Assunta.



La Chiesa di Gesù e Maria

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La Chiesa di Gesù e Maria è in Via Torrione - Via Crisafi a Reggio Calabria.

Fu ricostruita dopo il terremoto del 1908.

La Chiesa fu ricostruita dopo il terremoto del 1908 nello stesso luogo in cui sorgeva prima del sisma.


Presenta una struttura a tre navate.
In quella di destra si può ammirare il monumento funebre di G. Molinari e un crocifisso risalente al XIX secolo.

Da non perdere la Via Crucis in pannelli di bronzo, opera del Tesei, i due Angeli che sorreggono il trono, i leggii e il pannello dell’Altare maggiore.
Ogni prima domenica del mese vi si celebra la messa secondo il rito bizantino.



Chiesa della Cattolica dei Greci

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La Chiesa della Cattolica dei Greci è in Via Aschenez - via Giudecca a Reggio Calabria.


Durante il periodo bizantino era considerata il tempio principale di Reggio Calabria.

La Chiesa in epoca bizantina era il tempio principale della città.

In seguito all’avvento dei Normanni, perse la sua importanza ma conservò alcuni privilegi, tra i quali il rito greco e il suo protopapa.


Ricostruita nel 1876 dopo il terremoto, fu danneggiata nuovamente dal sisma del 1908 e restaurata nel 1954. Presenta uno stile neoclassico.


Da notare il portale bronzeo, opera del Niglia, e le porte composte da otto pannelli raffiguranti l’Annunciazione, la Natività, la Presentazione al Tempio, la Fuga in Egitto, la Predicazione di Gesù, le Nozze di Cana, la Crocifissione, l’Assunzione della Vergine.



Chiesa di S. Paolo

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La Chiesa di S. Paolo con all’interno il Piccolo Museo di S. Paolo.
(alla "Rotonda")


La chiesa presenta una facciata romanica, con tre portali di bronzo.

Il portone centrale del Gismondi rappresenta la vita di San Paolo, mentre i portoni di destra e di sinistra del Bibbò raffigurano rispettivamente la “Porta del Male” e la “Porta del Bene”.

Le nove nicchie ospitano dei mosaici che raffigurano San Paolo, San Luca, San Giovanni Crisostomo, Sant’Agostino e ai lati Socrate, Platone, Aristotele, Cicerone, Virgilio e Seneca.

Nei cerchi si riconoscono le immagini di Alessandro Magno e Giulio Cesare. Sul sagrato vi è la statua di San Paolo.


L’interno ospita 500 mq di mosaici opera in parte di Nunzio Bava.

Nell’abside è raffigurato il trionfo di Gesù seduto sul trono, con ai lati Paolo, Stefano da Nicea e gli angeli.

Sulle colonne della navata centrale sono raffigurati vari episodi della vita di Cristo, parabole e ben 36 figure di patriarchi.

Sulla balaustra vi sono 4 angeli del Correale: l’Angelo della fiamma, del mistero, della meditazione e dell’annunzio.

La fonte battesimale è di Nicola Berti, autore anche dei due angeli e dei quattro pannelli dedicati a San Paolo.


La Chiesa ospita il Piccolo Museo di San Paolo, con una pinacoteca e una ricca raccolta di oggetti sacri.



Il piccolo Museo San Paolo

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Il Piccolo Museo San Paolo, sito all’interno della omonima Chiesa, conserva un vero tesoro.


Grazie alla passione di Mons. Gangemi, nasce il museo San Paolo che raccoglie oggetti e arredi sacri e che ospita una pinacoteca e una raccolta di icone.


Le 106 icone disposte in vetrine sono di varie epoche e provengono dalla Russia, dalla Grecia, dalla Calabria e dai Balcani.

Di notevole importanza sono l’icona con San Gerasimo, la Madonna e il Bambino e quella russa con il calendario e la rappresentazione dei 30 santi, giorno per giorno.


Tra gli argenti, disposti nella sala centrale, di particolare rilievo sono un cofanetto del 1776 in stile orientale, reliquiario donato a Dio dal re Carlo di Borbone e 40 calici, tra i quali alcuni di Filippo e Pietro Juvara, 26 incensieri e 18 ostensori.


La pinacoteca conserva invece una tavola attribuita da alcuni ad un autore ignoto del XV secolo e da altri ad Antonello da Messina.

L’opera rappresenta San Michele che uccide il drago.

Tra le altre opere da notare una tavola del 1491 raffigurante la Vergine e attribuita a Cima da Conegliano. Bellissime anche le altre 100 opere custodite nel museo.



Castello Aragonese

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Il Castello Aragonese si affaccia su Piazza Castello di Reggio Calabria.

Questa fortezza salvò più volte i Reggini dai Turchi.

Il Castello risale al 536 d.C.

Vide susseguirsi diverse dominazioni, passando in mano ai Greci, ai Normanni e agli Angioini.

Nel 1381 fu fortificato dalla Regina Giovanna I, mentre nel 1458 Ferdinando I d’Aragona fece aggiungere le due torri merlate ed un fossato.

Nel 1539 l’interno del Castello fu ingrandito, permettendo così a più persone di rifugiarsi durante l’attacco dei Turchi.

Il Castello mutò la sua funzione nel corso dei secoli, diventando prima prigione e poi caserma.

Carlo III di Borbone, nel 1712, adattò l’interno a caserma.

Nel XX secolo il Castello subì dei danni non solo a causa del terremoto del 1908, ma anche a causa di alcune esigenze urbanistiche.



Odeon

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L'Odeon si trova in Via Torrione-Via XXIVMaggio a Reggio Calabria.

Rinvenuto dall’archeologo Paolo Orsi, risale al IV sec. a.C.

I resti dell’Odeon si trovano nei pressi della Soprintendenza Archeologica della Calabria.

Nelle vicinanze si possono visitare anche un’area sacra del VI sec. e i resti di un’abitazione ellenistica del I-II sec. a.C.



Palazzo della Provincia

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Nel Palazzo della Provincia sito in Piazza Italia sono custodite numerose opere d’arte.

Eretto da Gaetano Spinelli e Camillo Autore nel 1920, custodisce non solo una splendida scalinata nei pressi di una stupenda ara romana, ma anche diverse opere d’arte.


Nella Sala del Consiglio vi è una grande pala di marmo decorata ad altorilievi, opera del Monteleone, che raffigura diverse vicende che hanno interessato la città, come il sacrificio dei martiri di Gerace, lo sbarco di Garibaldi, i tentativi di difesa della città di Reggio Calabria.

Sempre nella sala vi sono due mosaici del Mori raffiuguranti il miracolo di San Paolo e la partecipazione dei nobili reggini alle crociate.


Nel salone “rosso”, oltre ad uno stupendo arredamento, è di grande pregio il soffitto dipinto con motivi allegorici raffiguranti il fenomeno della Fata Morgana.

Importanti anche due teste di donna del Jerace, una raffigurante una dormiente e l’altra l’Italia.


Nell’ufficio presidenziale vi sono invece “La raccolta del grano” del Benassai e la tela “I contadini” dell’Augimeni.

Nella sala anche una testa marmorea del Panetta.



La Villa Comunale

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La Villa Comunale di Reggio Calabria si tova lungo il Corso garibaldi ed è un giardino ricco di arte.

Inaugurata nel 1896, è il punto di ritrovo di tutti i cittadini di Reggio Calabria.

Il giardino non è solo un luogo ricco di natura, ma anche di arte.

Tra le aiuole è infatti facile trovare i busti di Umberto I, dei patrioti Paolo Pellicano, Domenico Tripepi, Antonino Plutino e Giuseppe Scerbo.


All’interno del giardino vi è anche un portale neoclassico in calcare tenero, rimasto intatto dopo il terremoto che distrusse casa Vitrioli.

Lungo il vialetto che dal portale porta al laghetto si possono notare alcuni tronchi di colonne romane e una colonna intatta di 6 metri d’altezza.


La villa Comunale è considerata anche un piccolo orto botanico, ricco di piante rare tra le quali la Dracaena Draco, la Nolina recurvata, la Chorisia insignis, la Cycas revoluta, l’Araucaria excelsa, la Howeia forsteriana e la Schinus molle.



Monumento a A. G. De Nava

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Con questo monumento posto all'inizio del Corso Garibaldi,la popolazione reggina dimostra la sua riconoscenza al protettore dei suoi diritti.

La statua marmorea, opera di F. Jerace, sorge di fronte al Museo.

Fu scolpita come segno di riconoscenza da parte dei Reggini verso l’uomo politico che fino all’ultimo lottò con tutte le sue forze per il rispetto dei diritti della popolazione reggina.

Lasciò alla città la biblioteca e la propria casa.


Nel basamento sono scolpiti due stemmi, di cui uno rappresenta S.Giorgio a cavallo che con una spada colpisce un drago.



Statua dell’Angelo Tutelare

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Sita sul Corso Garibaldi è uno dei tre monumenti del ‘600 della città.

In parte mutilata, fu eretta nel 1637.

Raffigura un angelo che la braccio sinistro porta uno scudo su cui è inciso lo stemma della città.

Col braccio destro, purtroppo mancante, si suppone reggesse una spada.



FESTA della Madonna della Consolazione

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In Settembre si assiste alla processione della Madonna della Consolazione, protettrice della città.

Il quadro, conservato nel Santuario dell'Eremo per gran parte dell'anno, viene condotto in processione su una macchina chiamata "Vara" (alta m. 4,50) , decorata in argento e legno, fino al Duomo dove viene custodito fino a Novembre, per poi ritornare al Santuario.

La processione è accompagnata da musiche e giochi pirotecnici.
Per le vie vengono allestite le bancarelle nelle quali è possibile gustare molti dei prodoti tipici della città.


Ottobre: Premio Nazionale "Città di Reggio Calabria"



La "viddaneddha"

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La tarantella reggina, chiamata "viddaneddha", è un ballo di derivazione greca.


E' una danza che comporta una serie di rituali e di raffigurazioni simboliche.

In passato, la tarantella ballata da un uomo e una donna era spesso occasione di corteggiamento: l'uomo metteva in risalto la propria vigoria fisica con gesti armoniosi ed energici insieme;
la donna si atteggiava facendo svolazzare le falde della lunga gonna.


Nella figurazione detta "dell'anfora", la donna metteva le mani sui fianchi, a sottolineare una parte del corpo femminile che quanto più era rigosliosa tanto più era sinonimo di fertilità.


La tarantella è il ballo reggino per antonomasia: nella tradizione ogni festa si conclude con questa danza, specie nei paesi della provincia.


I ballerini si dispongono in cerchio e formano la cosiddetta "Rota",in attesa del proprio turno.
Questo particolare ordine rende possibile a chi guida le danze (il "maestro di ballo") di vedere tutti i partecipanti e decidere la formazione delle coppie, che segue particolari regole e canoni.



Gastronomia reggina

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C'è chi afferma che il modo migliore per conoscere e giudicare un popolo sia quello di osservarlo nei suoi comportamenti a tavola, nelle sue consuetudini alimentari.


A tal proposito potremmo dire che la gente di Calabria è gente forte, soprattutto dallo stomaco "forte" , adeguato alla cucina robusta che caratterizza la sua mensa.


Una cucina che impegna il gusto ma anche i succhi gastrici;
irresistibilmente tentatrice, ma che sa rispondere, con salse accese, i sapori decisi, i vini forti, a colui che si è lasciato tentare.


La cucina reggina , in più, offre una fantasia di gusti molteplici, che le viene dalla non lontana soggezione della città agli spagnoli e dalla vicinanza con la Sicilia degli arabi.

Un pranzo "riggitano" non è mai musicato su un solo motivo.
Tra l'altro Reggio è città di mare e di montagna .
Da qui una varietà di piatti notevolissima, tra i quali c'è veramente l'imbarazzo della scelta.

Piatti tradizionali reggini
Chi è nato a Reggio Calabria certamente sa che uno dei riti culinari più antichi di questa città e della sua provincia è rappresentato dalla cosiddetta "frittolata".
Le "frittole" altro non sono che le carni meno pregiate del maiale, cucinate sapientemente da mani esperte nella "caddara", un caratteristico pentolone di rame zincato, la cui cottura, alimentata dal fuoco della legna, avviene lentamente e, come si suol dire , nel proprio grasso.
Ancora oggi il rito delle "frittole" è molto in uso a Reggio ed allora è altrettanto facile trovare questi "chef" della tradizione nei cortili delle case private o per le strade e perfino sui marciapiedi, dove i "bucceri", ovvero i macellai, inebriano le strade di profumi sopraffini e invitanti.

Un posto d'onore sulla tavola del reggino spetta ad una pietanza che si potrebbe pur ritenere povera, ma che è certamente ricca di gusto:
"U suffrittu".
Si tratta di un secondo piatto composto di frattaglie di vaccino in pezzetti: trippa, rene, intestino, accuratamente puliti e raschiati in acqua bollente e limone e quindi stufati in salsa molto rossa e piccante.

Altri prodotti che caratterizzano l'alimentazione della provincia, nei lunghi inverni ma anche in altre stagioni dell'anno, solo le salsiccie secche o le soppressate, ma pure i vasi delle conserve, che possono essere confezionati con giardiniera oppure con pomodori secchi sott'olio.
Si tratta di autentici "tesori " gastronomici che vengono confezionati con cura prima di essere gelosamente custoditi e "imboscati" nelle colorate e capienti dispense, e tirati fuori all'occorrenza per usi familiari e sovente per poterli offrire.

Vero lusso della tavola e allegria assicurata, per una giornata di festa, sono i tipici "maccarruni".
Si tratta dei rinomati maccheroni con il buco, che venivano lavorati abilmente con i ferri sottili utilizzati per lavorare la lana.
Questa pasta ancora oggi viene preparata, specie dai bongustai doc, con la farina di grano duro e successivamente servita accompagnandola con un ragù ndi carne di salsiccia, abbondante finocchietto, peperoncino ed, infine, "incoronata"con tanta buona ricotta stagionata e salata.

Piatti più poveri, ma molto comuni e sbrigativi, sono quelli a base di ortaggi, dai primipiatti come "pasta e cavolfiore" o "pasta e broccoli", pasta con zucchine fritte, aglio e mollca abbrustolita in padella ai secondi , come "brocculi 'ffucati"(un soffritto di aglio, peperoncino o pepe nero, in mezzo bicchiere di vino, in cui si fanno rosolare, coperti a fuoco lento, i broccoli), come peperoni e pomodori ripieni (con pangrattato, odori e formaggio), e ancora parmigiana di melanzane, di zucchine ecc.

Un pezzo forte di questa deliziosa collezione è rappresentata dalle "fave a maccu"; si tratta di fave secche, sgusciate pazientemente con arte, fatte sfaldare a mò di purè, da amalgamare con abbondante cipolla e, in alcuni casi mescolate con la pasta lunga, anche spaghetti, spezzata prima di essere buttata in pentola.

Da non dimenticare inoltre le "uova chi curcuci" preparate con le rimanenze della cottura delle carni meno pregiate del maiale.

Per quanto riguarda i piatti a base di pesce, la tavola dei reggini ha senza ombra di dubbio, un grande protagonosta, quasi un autentico "padrone": il pescespada.
Proposto sotto forma di delicati involtini con ripieno di mollica, olive, capperi e prezzemolo cosparso di salmoriglio con abbondante aglio, oppure gratinato con il pomodoro a pezzetti e la mollica, o ancora nella sua variante alla ghiotta, con pomodorino fresco, cipolla, olive bianche o nere e capperi, resta sempre il grande re della cucina e della tavola.

Un pesce molto utilizzato , e oltremodo rivalorizzato, è il pesce stocco, quello secco, che viene sapientemente ammollato in acqua corrente.
I cultori di questa tecnica amano utilizzare per questa operazione le acque delle sorgenti dello Zomaro, un rinomato altopiano dell'area aspromontana.
Lo stocco da servire crudo viene preparato con pomodorini di "schiocca", e dopo condito con aglio, olio e peperoncino ma si può anche gustare cucinato alla "ghiotta", con olive , capperi, cipolla, patate e poca salsa di pomodoro.

Ancora un piatto da annoverare nell'elenco dei "sovrani": si tratta delle costardelle, piccoli pesci azzurri muniti di minuscola spada; si gustano preferibilmente con una cottura che li propone "'ndorati e fritti" o a cipuddata, praticamente cosparsi di aceto, aglio e cipolla dopo essere stati fritti.

Ma la prelibatezza assoluta è rappresentata dalle delicate frittelle di "nannata"; si tratta del neonato pesce azzurro, che viene consumato anche crudo, condito con succo di limone ed un goccio di olio.

Dolci tradizionali miele, mandorle, fichi secchi, agrumi: sono alcuni degli ingredienti che danno colore e profumo alla vasta gamma di dolci che imbadiscono le tavole reggine.

La "nzudda" rimane il simbolo di questa antichissima tradizione: miele caramellato, farina e fichi secchi prendono le forme più curiose e simpatiche per essere venduti sui colorati banconi dei venditori ambulanti, spesso dentro caratteristiche cassapanche.
E' questo il dolce tipico delle feste di paese, delle fiere e delle sagre.

A Reggio ogni ricorrenza religiosa ha il suo dolce, lavorato seguendo le ricette tradizionali: a Natale si gustano i "petrali" , dolcetti ripieni di fichi secchi, noci e canditi, e decorati con cioccolato e zucchero;

a Pasqua il dolce tipico è il "cuddhuraci", decorato con uova sode: le forme sono varie ma le più usate sono il paniere e la colomba. Un tempo la massaia usava fare un cuddhuraci particolare per la nuora o il genero, generalmente a forma di cuore e con un gran numero di uova, sinonimo di abbondanza, purchè dispari per questione di superstizione.

Anche il carnevale ha il suo dolce speciale: è la "pignolata", polpettine di pasta dolce, fritte in olio di oliva e unite tra di loro dal miele.

I Vini Un ultimo riferimento tocca ai vini di cui la provincia non è avara e, tra i migliori e più famosi, basta ricordare il "Pellaro", forte e pastoso, il "Sambatello" più leggero, ma ottimi vini sono anche quelli provenienti dal Palmese e, sulla Jonica spunta il famoso "Palizzi".
Una menzione particolare meritano i vini di Bianco: il "Montonico" e il "Greco", ormai famosi in tutta Italia, che sono piuttosto da dessert o comunque liquorosi.



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