La Chiesa degli Ottimati: riedificata nel 1933 è in stile arabo-normanno.
Secondo alcuni studiosi il re normanno Ruggero II, durante uno dei suoi soggiorni a Reggio Calabria, avrebbe fatto costruire nei pressi del Castello una chiesa dedicata a San Gregorio Magno, utilizzando l’antica cripta bizantina degli Ottimati, una congregazione di nobili fondata nel 1584.
Si crede che la Cripta fosse collegata al Castello tramite un corridoio.
Nel 1583 la Chiesa viene dichiarata “Cappella della Venerabile Congregazione dei Nobili del Gesù sotto il titolo della SS. Annunziata” sotto la direzione dei Gesuiti.
Nel 1594 la Chiesa e la Cappella vengono distrutte dall’invasione dei Turchi.
Nel 1767 i Gesuiti vengono allontanati e la Chiesa cade in un terribile stato di abbandono per diversi anni, una noncuranza che porta diversi danni all’antica cripta. Nel 1783 il terremoto reca numerosi danni alla Chiesa che viene però recuperata dai Gesuiti nel 1850. Nel 1908 un nuovo terremoto colpisce la città, lasciando però stranamente intatta la chiesa degli Ottimati.
Nel 1916 una devastante politica urbanistica distrugge completamente la chiesa e la cripta. Si salvano solamente i mosaici, 4 colonne che si trovano oggi all’ingresso, l’Annunciazione del Ciampielli datata 1597 che si trova oggi sull’altare maggiore e una tela del Mancinelli raffigurante Sant’Ignazio di Loyola e datata 1540.
La Chiesa odierna fu costruita nel 1933. Presenta una pianta a croce latina a tre navate: le due laterali sono coperte da volte a crociera, mentre quella centrale da volte a botte.
Sulla facciata principale vi è un portale ad ogiva affiancato da due colonnine gotiche. Sopra di esso si nota un rosone, sormontato da una torre campanaria.
Sotto le finestre ogivali si possono vedere delle lapidi che ricordano alcuni avvenimenti importanti per la chiesa.
All’interno sono conservati una pala d’altare del Ciampelli che raffigura l’Annunciazione, alcuni stemmi marmorei delle nobile famiglie reggine dei Filocamo, degli Altavilla, del Griso e dei Borboni. I mosaici del pavimento provengono dalla basilica normanna di Terreti, andata distrutta. L’altare barocco è composto da marmi policromi.