bronzi di Riace, esposti presso il museo archeologico della città.
Il Castello Aragonese è la principale fortificazione della città;
il Duomo è il più grande edificio religioso della Calabria; la Chiesa degli Ottimati è un'antica chiesa bizantino-normanna.
Da non perdere il lungomare Falcomatà, ricco di architetture stile liberty e definito da Gabriele D'Annunzio "il più bel chilometro d'Italia", forse anche per via del miraggio della Fata Morgana.. Ogni estate il Lungomare e la sua spiaggia diventano un'affollatissima meta turistica. Sul lungomare si trovano inoltre piante centenarie, magnolie, datteri e ficus.
All’inizio del lungomare troverete una tomba Etrusca ed alla fine dello stesso troverete inoltre il tratto delle mura greche, resti di terme romane e la Villa Comunale, adibita ad orto botanico con pregevoli esempi di flora tropicale ed equatoriale.
 

 

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  Itinerari culturali di ReggioCalabria

A causa del terremoto del 1908 che colpì la città, insieme alla vicina Messina, Reggio Calabria ha un aspetto piuttosto moderno. Restano comunque alcuni reperti di epoca romana di grande importanza e importanti chiese e palazzi. Tutto il centro di Reggio Calabria é considerato zona archeologica.

Il Duomo: dedicato a Maria Santissima Assunta, è una delle chiede più grandi della Calabria.
( Piazza Duomo - Corso Garibaldi)
Costruito dopo il terremoto del 1908 dall'Architetto Padre Carmelo Angelini, fu inaugurato nel 1928.
Presenta una facciata in stile neo-romanico, caratterizzata da quattro torrette traforate e sormontate da cupole. Nella parte centrale vi è una trifora sormontata da un rosone. La scalinata esterna è affiancata da due statue in marmo raffiguranti San Paolo e Santo Stefano di Nicea, primo vescovo della città.
All’ingresso si possono ammirare tre portali di bronzo, opere di Nunzio Bibbò, Luigi Venturini e Biagio Poidimani. Il portale di sinistra è dedicato alla Madonna della Consolazione: nei vari riquadri sono rappresentati il Capriolo mentre dipinge un quadro, l’apparizione della Madonna al frate Antonio Tripodo, l’annunciazione della fine dell’epidemia della peste del 1577, la distruzione della città e la sua ricostruzione. Sul portale centrale, opera del Venturini, sono rappresentati l’Annunciazione, la visita di Maria a Santa Elisabetta, la natività, la presentazione di Cristo al tempio e la crocifissione. Il portale destro del Bibbò raffigura invece 6 scene riguardanti la vita di San Paolo.
L’interno ospita l’Altare Maggiore in bronzo, la cappella del Sacramento in stile barocco risalente al 1655 e le tele ottocentesche del Crestadoro e del Minali. La Cappella del Sacramento è il monumento barocco più significativo della città. Opera di Placido Brandamonte di Messina è datata 1655. Le pareti sono decorate con mosaici fiorentini del XVIII secolo, mentre i motivi floreali e di animali sono in marmo e smalto di Venezia. Nella otto nicchie laterali vi sono le statue dei santi Pietro, Marco, Luca, Bonaventura, Giovanni, Matteo, Tommaso d’Aquino e Paolo. Ai lati vi sono 4 colonne di colore giallo. Sull’altare si nota la tela del Marolì che raffigura il sacrificio di Melchisedeck.
Il pergamo monumentale del Jerace rimase intatto dopo il terremoto del 1908: è sorretto da una colonna in marmo cipollino. In cima vi sono i simboli dei 4 evangelisti che sorreggono il pergamo. Da notare il bassorilievo del Prodigio di San Paolo e due stemmi del Cardinale Portanova e di Leone XIII.
A sinistra dell’edificio si trova l’Auditorium di San Paolo, all’interno del quale sono custodite alcuni tesori appartenenti alla vecchia Cattedrale.
Da settembre a novembre all’interno del Duomo è custodita la Vara della Madonna della Consolazione che viene condotta a spalla durante la processione dell’ 8 settembre.

Basilica dell’Eremo: conserva l’icona della Madonna della Consolazione.
(Via Eremo)
Di struttura moderna, la basilica ha una pianta a tre navate. Conserva al suo interno un dipinto della Madonna col Bambino in gloria e santi, opera del d’Amato (XVI-XVII sec.), un tabernacolo in legno, una stele in granito di una croce bizantina, i pannelli bronzei della Via Crucis e la cornice in bronzo che circonda il quadro della Madonna della Consolazione. Proprio questo quadro viene portato in processione dalla Basilica fino al Duomo, dove viene conservato da settembre a novembre.

Chiesa Cattolica di S.Giuseppe: progettata da R. Pedace, fu più volte rasa al suolo dai terremoti.
La Chiesa, in stile gotico, fu costruita nel 1598. A causa dei terremoti del 1783 e 1908, fu più volte rasa al suolo. All’interno si possono ammirare una pala d’altare che raffigura la Madonna della Vittoria e Reggio Calabria, una tela di S. Filippo Neri e due quadri della Madonna Assunta.

La Chiesa di Gesù e Maria: fu ricostruita dopo il terremoto del 1908.
(Via Torrione - Via Crisafi)
La Chiesa fu ricostruita dopo il terremoto del 1908 nello stesso luogo in cui sorgeva prima del sisma.
Presenta una struttura a tre navate. In quella di destra si può ammirare il monumento funebre di G. Molinari e un crocifisso risalente al XIX secolo. Da non perdere la Via Crucis in pannelli di bronzo, opera del Tesei, i due Angeli che sorreggono il trono, i leggii e il pannello dell’Altare maggiore.
Ogni prima domenica del mese vi si celebra la messa secondo il rito bizantino.

Chiesa della Cattolica dei Greci: durante il periodo bizantino era considerata il tempio principale di Reggio Calabria.
(Via Aschenez - via Giudecca)
La Chiesa in epoca bizantina era il tempio principale della città. In seguito all’avvento dei Normanni, perse la sua importanza ma conservò alcuni privilegi, tra i quali il rito greco e il suo protopapa.
Ricostruita nel 1876 dopo il terremoto, fu danneggiata nuovamente dal sisma del 1908 e restaurata nel 1954. Presenta uno stile neoclassico.
Da notare il portale bronzeo, opera del Niglia, e le porte composte da otto pannelli raffiguranti l’Annunciazione, la Natività, la Presentazione al Tempio, la Fuga in Egitto, la Predicazione di Gesù, le Nozze di Cana, la Crocifissione, l’Assunzione della Vergine.

Chiesa degli Ottimati: riedificata nel 1933 è in stile arabo-normanno.
(Piazza Castello)
Secondo alcuni studiosi il re normanno Ruggero II, durante uno dei suoi soggiorni a Reggio Calabria, avrebbe fatto costruire nei pressi del Castello una chiesa dedicata a San Gregorio Magno, utilizzando l’antica cripta bizantina degli Ottimati, una congregazione di nobili fondata nel 1584. Si crede che la Cripta fosse collegata al Castello tramite un corridoio.
Nel 1583 la Chiesa viene dichiarata “Cappella della Venerabile Congregazione dei Nobili del Gesù sotto il titolo della SS. Annunziata” sotto la direzione dei Gesuiti. Nel 1594 la Chiesa e la Cappella vengono distrutte dall’invasione dei Turchi. Nel 1767 i Gesuiti vengono allontanati e la Chiesa cade in un terribile stato di abbandono per diversi anni, una noncuranza che porta diversi danni all’antica cripta. Nel 1783 il terremoto reca numerosi danni alla Chiesa che viene però recuperata dai Gesuiti nel 1850. Nel 1908 un nuovo terremoto colpisce la città, lasciando però stranamente intatta la chiesa degli Ottimati. Nel 1916 una devastante politica urbanistica distrugge completamente la chiesa e la cripta. Si salvano solamente i mosaici, 4 colonne che si trovano oggi all’ingresso, l’Annunciazione del Ciampielli datata 1597 che si trova oggi sull’altare maggiore e una tela del Mancinelli raffigurante Sant’Ignazio di Loyola e datata 1540.
La Chiesa odierna fu costruita nel 1933. Presenta una pianta a croce latina a tre navate: le due laterali sono coperte da volte a crociera, mentre quella centrale da volte a botte. Sulla facciata principale vi è un portale ad ogiva affiancato da due colonnine gotiche. Sopra di esso si nota un rosone, sormontato da una torre campanaria. Sotto le finestre ogivali si possono vedere delle lapidi che ricordano alcuni avvenimenti importanti per la chiesa.
All’interno sono conservati una pala d’altare del Ciampelli che raffigura l’Annunciazione, alcuni stemmi marmorei delle nobile famiglie reggine dei Filocamo, degli Altavilla, del Griso e dei Borboni. I mosaici del pavimento provengono dalla basilica normanna di Terreti, andata distrutta. L’altare barocco è composto da marmi policromi.

L’Annunciazione:
L’incendio provocato dai Turchi nel 1594, porta i Padri Gesuiti a commissionare una nuova tela per l’altare maggiore: nel 1597 il Ciampielli crea il dipinto dell’Annunciazione.
Le due figure sono poste in una prospettiva che si apre verso il paesaggio esterno. La Madonna, avvolta da un abito rosa, ha lo sguardo rivolto verso il basso. L’Angelo, sulla destra, indossa una veste drappeggiata e ornata, in netto contrasto con quello di Maria, molto semplice. Tiene in mano un giglio, simbolo evidente di purezza.

Chiesa di San Giorgio al Corso - Tempio della Vittoria: un tempio dedicato al Santo protettore della città e ai caduti di guerra.
(Corso Garibaldi)
La Chiesa fu ricostruita dopo il terremoto del 1908 e inaugurata nel 1935. Dedicata ai caduti di guerra ha un aspetto semplice ma imponente. La facciata è classica e il portale è sovrastato da una lunetta nella quale vi è rappresentato San Giorgio che uccide il drago. Tutto è sovrastato da un timpano triangolare con dentro una nicchia vuota e sopra una croce in muratura. Il portone è composto da riquadri con all’interno una fiamma e i nomi incisi dei luoghi , testimoni dell’eroismo dei soldati italiani caduti durante la I Guerra Mondiale. Ai lati del portale vi sono dei bassorilievi raffiguranti alcuni episodi della guerra.
L’interno è ad un’unica navata ai cui lati vi sono alcune cappelle: a sinistra quella del Battistero, del Rosario, di San Giuseppe e del Crocifisso; a destra quelle di Sant’Antonio, del beato Giovanni Guarna, dell’Immacolata e del Sacro Cuore di Gesù. L’abside è decorata con mosaici raffiguranti Cristo in mezzo agli Angeli, San Giorgio, i quattro Evangelisti, San Pietro e San Paolo. L’altare è in marmo nero e verde.

Chiesa di S. Paolo: all’interno il Piccolo Museo di S. Paolo.
(Rotonda)
La chiesa presenta una facciata romanica, con tre portali di bronzo. Il portone centrale del Gismondi rappresenta la vita di San Paolo, mentre i portoni di destra e di sinistra del Bibbò raffigurano rispettivamente la “Porta del Male” e la “Porta del Bene”. Le nove nicchie ospitano dei mosaici che raffigurano San Paolo, San Luca, San Giovanni Crisostomo, Sant’Agostino e ai lati Socrate, Platone, Aristotele, Cicerone, Virgilio e Seneca. Nei cerchi si riconoscono le immagini di Alessandro Magno e Giulio Cesare. Sul sagrato vi è la statua di San Paolo.
L’interno ospita 500 mq di mosaici opera in parte di Nunzio Bava. Nell’abside è raffigurato il trionfo di Gesù seduto sul trono, con ai lati Paolo, Stefano da Nicea e gli angeli. Sulle colonne della navata centrale sono raffigurati vari episodi della vita di Cristo, parabole e ben 36 figure di patriarchi. Sulla balaustra vi sono 4 angeli del Correale: l’Angelo della fiamma, del mistero, della meditazione e dell’annunzio. La fonte battesimale è di Nicola Berti, autore anche dei due angeli e dei quattro pannelli dedicati a San Paolo.
La Chiesa ospita il Piccolo Museo di San Paolo, con una pinacoteca e una raccolta di oggetti sacri.

Il piccolo Museo San Paolo: all’interno della Chiesa, conserva un vero tesoro.
Grazie alla passione di Mons. Gangemi, nasce il museo San Paolo che raccoglie oggetti e arredi sacri e che ospita una pinacoteca e una raccolta di icone.
Le 106 icone disposte in vetrine sono di varie epoche e provengono dalla Russia, dalla Grecia, dalla Calabria e dai Balcani. Di notevole importanza sono l’icona con San Gerasimo, la Madonna e il Bambino e quella russa con il calendario e la rappresentazione dei 30 santi, giorno per giorno.
Tra gli argenti, disposti nella sala centrale, di particolare rilievo sono un cofanetto del 1776 in stile orientale, reliquiario donato a Dio dal re Carlo di Borbone e 40 calici, tra i quali alcuni di Filippo e Pietro Juvara, 26 incensieri e 18 ostensori.
La pinacoteca conserva invece una tavola attribuita da alcuni ad un autore ignoto del XV secolo e da altri ad Antonello da Messina. L’opera rappresenta San Michele che uccide il drago. Tra le altre opere da notare una tavola del 1491 raffigurante la Vergine e attribuita a Cima da Conegliano. Bellissime anche le altre 100 opere custodite nel museo.

Chiesa di S. Agostino: una chiesa dalla singolare struttura.
(Piazza Sant’Agostino)
La struttura della Chiesa rende l’edificio singolare rispetto le altre chiese della città. Presenta infatti alcune cupole di diversa grandezza ai lati, in corrispondenza dell’abside, delle navate e del campanile.
All’inteno le navate e l’altare maggiore sono illuminate da lampadari in ferro battuto. Nella navata a sinistra si trova un dipinto del Conca raffigurante la Madonna della Cintura. Il bassorilievo in bronzo è opera del Di Raco.

S. Maria delle Grazie: è un monumento del XVII secolo.
Detta Chiesa della Gaziella, è stata recentemente recuperata e riportata agli antichi splendori. L’interno è purtroppo spoglio, a causa dei continui saccheggi.

Museo Nazionale della Magna Grecia: qui sono conservati i Bronzi di Riace
(Corso Garibaldi)
Il Museo Nazionale, progettato da Marcello Piacentini nel 1932, nasce in seguito al terremoto del 1908 grazie a Paolo Orsi, il quale decide di unire le opere conservate nel Museo Civico ai reperti rinvenuti nei vari scavi da lui condotti nella regione.
L’esterno dell’edificio è moderno e sulla facciata si possono notare alcuni medaglioni delle antiche colonie magno greche.
Il Museo ha 4 livelli:
PIANO TERRA: qui trovate la sezione preistorica, oltre a dei reperti della Colonia di Locri. I reperti, di sicura datazione e provenienza, sono esposti in ordine cronologico, dall’età paleolitica fino all’età del ferro. In questo livello sono esposte anche le Pinakes, tavolette votive in terracotta raffiguranti scene a rilievo del mito di Kore-Persefone.
PIANO INFERIORE: nel 1981 e nel 1982 sono state aggiunte al Museo due sezioni, quella archeologica subacquea che ospita anfore e ancore e quella che ospita i Bronzi di Riace e la Testa del filosofo da Porticello, rinvenuta nel 1969 su un relitto greco nello Stretto di Messina.
Importante anche la sezione dedicata ai ritrovamenti dei siti archeologici delle colonie calabresi.
PRIMO PIANO: qui sono ospitate la sezione epigrafica e la sezione numismatica, insieme alla collezione di reperti delle colonie di Reggio, Matauros, Medma, Kaulonia, Laos, Cirò.
Importanti i gruppi di marmo con Dioscuri, risalentei al V sec. a.C.
SECONDO PIANO: qui vi è un’ampia esposizione di opere degne di nota, tra le quali due tavolette di Antonello da Messina raffiguranti "S. Girolamo penitente" e "Abramo e gli angeli" (1460 ), la "Cena in Emmaus" (1620) del siciliano Alonso Rodriguez, "Ambasceria dei senatori messinesi alla Vergine" di Onofrio Gabrielli (XVII sec.), “Il ritorno del figliol prodigo” (XVII sec.) di Mattia Preti .

All’interno del Museo vi è anche una ricca biblioteca comprendente anche un laboratorio fotografico e un gabinetto di restauro.

Bronzi di Riace
Le due statue di bronzo sono state rinvenute per caso il 16 agosto del 1972 nel mar Ionio, nei pressi di Riace. I due guerrieri, risalenti al periodo greco, sono stati esposti in varie località italiane, tra le quali Roma e Firenze. Si suppone che le due statue siano state create in epoche diverse: una risalirebbe infatti al 430-420 sec a.C., l’altra al 460-450 secolo a.C.
Bronzo A -"il giovane": alcuni studiosi ritengono sia Tideo, un eroe dell'Etolia, altri che sia figlio del dio Ares.;
Bronzo B - "il vecchio": raffigurerebbe Anfiarao, un profeta guerriero.
Si crede che le due statue siano finite nelle acque della Calabria in seguito al naufragio della nave sulla quale si trovavano. Probabilmente facevano parte di un intero gruppo di bronzi di Argo, comprendenti almeno una quindicina di statue di eroi

Filosofo di Porticello:
La testa di marmo, ritrovata nella zona di Porticello nello Stretto di Messina, risale al V sec a.C. Rappresenta un vecchio dalla lunga barba e forti segni somatici, quali il naso acquilino e le profonde rughe.
Non si sa chi sia esattamente l’uomo: si crede rappresenti un letterato o un uomo politico. L’appellativo di “filosofo” è convenzionale.

Testa di Basilea:
Prende il nome dal museo di Basilea che l’ha donata al Museo di Reggio Calabria. La testa non ha infatti un nome.

Gruppi di marmo con Dioscuri
Rinvenuti nella colonia di Locri, risalgono al V sec. a.C. I due gruppi di marmo rappresentano entrambi un giovane nudo che scende da un cavallo impennato, sostenuto da un Tritone. I due giovani dovrebbero essere i Dioscuri, i figli gemelli di Zeus che secondo la leggenda giunsero dal mare a cavallo per difendere Locri dai Crotoniati. Al centro dei due gruppi vi era una terza figura che molti studiosi identificano come la Vittoria, altri come una Nereide.

Sezione di Locri:
All’interno è ricostruito un tempio, con annessa sfinge, trovato nella contrada di Marafioti.

Sezione preistorica - sicula:
All’interno è custodito uno specchio la cui base rappresenta una sirena e un altro detto di Eufebo. tre specchi. Due vasi. statuetta policroma di baccante, gli elmi, tre vetrine che conservano maschere legate al culto di Demetra.

Castello Aragonese: la fortezza salvò più volte i Reggini dai Turchi.
(Piazza Castello)
Il Castello risale al 536 d.C. Vide susseguirsi diverse dominazioni, passando in mano ai Greci, ai Normanni e agli Angioini. Nel 1381 fu fortificato dalla Regina Giovanna I, mentre nel 1458 Ferdinando I d’Aragona fece aggiungere le due torri merlate ed un fossato. Nel 1539 l’interno del Castello fu ingrandito, permettendo così a più persone di rifugiarsi durante l’attacco dei Turchi. Il Castello mutò la sua funzione nel corso dei secoli, diventando prima prigione e poi caserma. Carlo III di Borbone, nel 1712, adattò l’interno a caserma. Nel XX secolo il Castello subì dei danni non solo a causa del terremoto del 1908, ma anche a causa di alcune esigenze urbanistiche.

Teatro Comunale “Francesco Cilea”: dedicato al musicista calabrese del 1866.
(Corso Garibaldi)
Eretto nel 1930 è dedicato al musicista Francesco Cilea. In questo teatro si sono esibiti i più grandi cantanti lirici e ogni anno ospita ricche stagioni teatrali.
All’interno del teatro viene ospitato il Centro di Documentazione delle Arti Popolari Calabresi dell’APT, nel quale sono esposti diverse opere d’artigianato calabrese. Tra le più pregiate vi sono le coperte di ginestra di Roghudi, quelle di seta di Samo, i vancali (tipici scialli), le ceramiche di Seminara, gli utensili da cucina di Roghudi e S.Luca.

Odeon: rinvenuto dall’archeologo Paolo Orsi, risale al IV sec. a.C.
(Via Torrione - Via XXIV Maggio)
I resti dell’Odeon si trovano nei pressi della Soprintendenza Archeologica della Calabria. Nelle vicinanze si possono visitare anche un’area sacra del VI sec. e i resti di un’abitazione ellenistica del I-II sec. a.C.


Palazzo della Provincia: custode di numerose opere d’arte.
(Piazza Italia)
Eretto da Gaetano Spinelli e Camillo Autore nel 1920, custodisce non solo una splendida scalinata nei pressi di una stupenda ara romana, ma anche diverse opere d’arte.
Nella Sala del Consiglio vi è una grande pala di marmo decorata ad altorilievi, opera del Monteleone, che raffigura diverse vicende che hanno interessato la città, come il sacrificio dei martiri di Gerace, lo sbarco di Garibaldi, i tentativi di difesa della città di Reggio Calabria. Sempre nella sala vi sono due mosaici del Mori raffiuguranti il miracolo di San Paolo e la partecipazione dei nobili reggini alle crociate.
Nel salone “rosso”, oltre ad uno stupendo arredamento, è di grande pregio il soffitto dipinto con motivi allegorici raffiguranti il fenomeno della Fata Morgana. Importanti anche due teste di donna del Jerace, una raffigurante una dormiente e l’altra l’Italia.
Nell’ufficio presidenziale vi sono invece “La raccolta del grano” del Benassai e la tela “I contadini” dell’Augimeni. Nella sala anche una testa marmorea del Panetta.

Palazzo San Giorgio: all’interno la Pinacoteca Civica della città.
(Piazza Italia)
Il Palazzo fu costruito nel 1921 dall’architetto Basile. Oltre agli uffici dell’amministrazione comunale ospita la Pinacoteca Civica della città. All’interno sono infatti custodite diverse importanti opere provenienti dalla scuola napoletana e da pittori e scultori calabresi.

La Villa Comunale: un giardino ricco di arte.
(Corso Garibaldi)
Inaugurata nel 1896, è il punto di ritrovo di tutti i cittadini di Reggio Calabria. Il giardino non è solo un luogo ricco di natura, ma anche di arte. Tra le aiuole è infatti facile trovare i busti di Umberto I, dei patrioti Paolo Pellicano, Domenico Tripepi, Antonino Plutino e Giuseppe Scerbo.
All’interno del giardino vi è anche un portale neoclassico in calcare tenero, rimasto intatto dopo il terremoto che distrusse casa Vitrioli. Lungo il vialetto che dal portale porta al laghetto si possono notare alcuni tronchi di colonne romane e una colonna intatta di 6 metri d’altezza.
La villa Comunale è considerata anche un piccolo orto botanico, ricco di piante rare tra le quali la Dracaena Draco, la Nolina recurvata, la Chorisia insignis, la Cycas revoluta, l’Araucaria excelsa, la Howeia forsteriana e la Schinus molle.

Lungomare: definito da D’Annunzio “il più bel chilometro d’Italia”
Il Lungomare si estende da Piazza Indipendenza fino a Piazza Garibaldi ed è una vera e propria terrazza sullo Stretto di Messina.
Passeggiando si possono ammirare oltre a diverse piante e locali tipici, anche noti monumenti come quello dedicato a Corrado Alvaro, opera dello scultore calabrese Monteleone datato 1966: il monumento è composto da tre blocchi cubici sui quali sono scolpite frasi provenienti da alcune opere dello scrittore. Proseguendo si incontra la stele ad Ibico Reggino, che ricorda il poeta della Magna Grecia: il monumento poggia su una base di pietra baltica, sulla quale sono incisi alcuni versi del poeta che decantano la primavera di Reggio.
Un’altra importante stele è quella in onore a Giovanni Pascoli. Il poeta italiano rimase così colpito dal fascino dello Stretto di Messina, che ne espresse in versi tutta la bellezza. Questi sono incisi sulla stele.
Una terza stele è quella del Monteleone, dedicata al latinista Francesco Sofia Alessio.
All’altezza del Palazzo del Governo, vi è il Monumento ai caduti di tutte le guerre, inaugurato nel 1930 da Vittorio Emanuele III: il monumento, opera dello scultore Jerace, è composto da una colonna alla cima della quale vi è una statua in bronzo raffigurante la Vittoria alata che reca nella mano destra una spada ed in quella sinistra la palma del martirio. Alla base vi sono invece due statue in bronzo che rappresentano un antico guerriero Bruzio che regge in braccio uno scudo ed un fante, armato di fucile e di bomba a mano, posto sopra una bocca di cannone. Su un lato della colonna sono scolpiti i nomi di tutti i Comuni e dei rispettivi caduti, oltre 6.500.
Continuando si possono ammirare i resti delle mura greche (4 km) , facenti parte della cinta muraria che proteggeva la città intorno al V sec. a.C. I blocchi megalitici in pietra calcarea siracusana vennero riportati alla luce nel 1913, durante gli scavi del dopo terremoto. Si possono ammirare i resti non solo nei pressi del Lungomare, ma anche sulla Collina degli Angeli e sulla Collina del Trabocchetto.
Più avanti, proseguendo la passeggiata, si può ammirare un’antica colonna romana dedicata al latinista reggino Diego Vitrioli.
Tra le testimonianze della dominazione romana vi sono anche i resti delle terme. Dell’antico stabilimento del III sec. a.C. restano solo i ruderi della parte inferiore, di un calidarium, di una piscina, di alcune scale, di iscrizioni e mosaici.
Oltre le terme, si nota un altro monumento dedicato all’On. Valentino, il Sindaco che decise la costruzione del lungomare.
Particolare è il Museo del Bergamotto nel quale sono raccolti tutti gli oggetti antichi utilizzati per la lavorazione del bergamotto, agrume che cresce solo ella provincia di Reggio Calabria.

Biblioteca Comunale “De Nava”: una delle maggiori istituzioni della città.
(Piazza De Nava)
Istituita nel 1818 si guadagnò il titolo di "Regia Biblioteca Ferdinandiana" assegnatole dal sovrano Ferdinando di Borbone.
I primi volumi conservati all’interno della biblioteca provenivano dalla biblioteca privata dell’Abate Antonio Spizzicagigli e della collezione personale dell’Arcivescovo Alessandro Tommasini.
Nel 1928 in seguito al terremoto del 1908, la sede fu trasferita nella villetta biblioteca "Pietro De Nava" del 1917.
I libri conservati nella biblioteca sono oggi principalmente a carattere umanistico, storico e di cultura generale.

Ecco alcune cifre:
112.000 opere complessive
147 pergamene risalenti all’arco di tempo che va dal XIII e al XIX secolo, provenienti da sovrani e pontefici. Il documento piu’ antico risale al 1285.
15 incunaboli
582 cinquecentine
974 tomi del ‘600
3.793 tomi del ‘700
45 manoscritti

Molto fornite le sezioni "Sezione Calabria", "Fondo Sandicchi", "Corrado Alvaro", "De Nava", "Giuffre’", "Dr. Domenico Iaria" , "Morello" , "Vittorio Visalli" e quelle dedicate alle lingue straniere, come quella della "Alliance Francaise”, dell’”Anglo Italian Club" e dell’Associazione Italia-Russia.

Monumento a A. G. De Nava: la popolazione dimostra la sua riconoscenza al protettore dei suoi diritti.
(Corso Garibaldi)
La statua marmorea, opera di F. Jerace, sorge di fronte al Museo. Fu scolpita come segno di riconoscenza da parte dei Reggini verso l’uomo politico che fino all’ultimo lottò con tutte le sue forze per il rispetto dei diritti della popolazione reggina. Lasciò alla città la biblioteca e la propria casa.
Nel basamento sono scolpiti due stemmi, di cui uno rappresenta S.Giorgio a cavallo che con una spada colpisce un drago.

Statua dell’Angelo Tutelare: uno dei tre monumenti del ‘600 della città.
(Corso Garibaldi)
In parte mutilata, fu eretta nel 1637. Raffigura un angelo che la braccio sinistro porta uno scudo su cui è inciso lo stemma della città. Col braccio destro, purtroppo mancante, si suppone reggesse una spada.

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